Dare del Tu o dare del Lei?

  Joel Samuele |

La giusta distanza personale nei rapporti umani.

 

Dare del Lei ad una persona presente.

Stavo facendo caso al mio modo di parlare. Visto che ho molto disagio a dare del lei, utilizzo se posso la seconda persona singolare.
C’è però una differenza tra il mio modo di usare la seconda persona singolare, e quello comune. Le persone in genere pensano “se ci diamo del tu siamo confidenti. Se ci diamo del lei manteniamo le distanze”. Però questo per me non è vero. Le distanze non riguardano solo il fatto di conoscerci o meno; essere sullo stesso livello o meno. Le distanze possono essere un modo per non invadere delle zone, anche tra persone che si conoscono da molto tempo.
È un discorso legato alle percezioni, e non alla formalità coatta e priva di tatto.

 

La seconda persona singolare formale esiste?

Ho fatto delle ricerche per capire chi in Italia utilizzasse un registro, che prevede di dare del TU, ma allo stesso tempo utilizzando dei modi di esprimersi che prevedano di non essere invadenti.
Mi sono reso conto che nulla è stato ufficializzato in tale forma. In Toscana è più probabile trovare persone che utilizzano forme di cortesia, mantenendo nel contempo la seconda persona singolare.
Invece ho trovato delle discussioni su Reddit, dove gli anglosassoni sono meravigliati che non esista una distinzione tra una seconda person__a singolare formale, e una seconda persona singolare informale.
Se guardiamo ad esempio la serie classica di Star Trek doppiata in italiano, notiamo i tre personaggi principali darsi del lei, anche conoscendosi da anni.
Poi in certi momenti critici, la conversazione passa in seconda persona, per poi ritornare nuovamente in terza persona.
Il problema di questo inghippo, è che in inglese la terza persona come forma verbale per mantenere le distanze non è attualmente utilizzata. Per questo motivo i doppiatori italiani dei film anglosassoni, creano queste situazioni incomprensibili dove si passa dal lei al tu, e poi di nuovo al lei creano scompiglio verbale.
Il problema in Star Trek, è che la nave stellare è un ambiente formale. Equiparabile a quello della marina statunitense. Se la nave sta per affondare però, non c’è tempo per la formalità. Bisogna essere diretti per salvare la struttura.
Terminata l’emergenza si rientra tra i ranghi.
In ogni caso in Italia questa “seconda persona singolare formale” non è stata ancora riconosciuta. O ci si da del lei, o del tu; oppure si usano tutta una serie di gerghi confinati a determinati ambienti, che hanno lo scopo di permettere alcune funzioni di lavoro o sociali.

 

Esempi di frasi tradotte dalla seconda persona singolare informale alla seconda persona singolare formale.

A questo punto facciamo degli esempi. Cosa intendo per seconda persona singolare formale? Nessuno ha ancora ben codificato questo sistema di comunicazione. Mi permetto di formulare delle frasi e le rispettive traduzioni.

“Vengo da te domani pomeriggio così finiamo quel lavoro.” “Se domani hai tempo, passo di pomeriggio per finire il lavoro.”

“Ti chiamo stasera appena ho cinque minuti liberi.” “Se sei libero stasera, ti chiamo appena ho cinque minuti di tempo.”

“Ho pensato a quello che hai detto e secondo me ti sbagli su quel punto.” “Riguardo il discorso che mi hai fatto, volevo chiederti cosa ti ha portato a questo punto”.

“Ti dico la mia idea perché non sono d’accordo come vuoi fare questa cosa.” “Per quale motivo vuoi fare questa cosa in questo modo. Voglio solo sapere il motivo strutturale”.

“Ho bisogno che mi presti quel libro che mi avevi fatto vedere la settimana scorsa.” “Non ho modo di comprare il libro che mi avevi fatto vedere. Per favore prestamelo così lo leggo anch’io”.

“Ti lascio le chiavi sul tavolo così quando arrivi entri da solo.” “Se stasera devi uscire, prima parliamone. Cosi ci mettiamo d’accordo dove farti trovare le chiavi”.

“Senti, io sto già giù al porto che aspetto. Muoviti a scendere che sennò per quando arriviamo là non troviamo manco il posto per parcheggiare.” “Allora sono già arrivato al porto. Io ti aspetto, però considera che i posti per parcheggiare sono quasi finiti”.

“Aiutami a risolvere questo problema adesso, perché da solo sto perdendo un sacco di tempo e non riesco a venirne a capo. Sbrigati.” “Mi trovo in una situazione che non so come fare. Vieni ad aiutarmi.”

Con questo sistema rimane in uso la seconda persona singolare. Allo stesso tempo mantenendo il rispetto reciproco degli spazi personali, sapendo però marcare l’urgenza quando serve.

 

Esempi di frasi tradotte dalla terza persona alla seconda persona singolare formale.

Continuando con gli esempi, pensiamo ora a come tradurre una terza persona in seconda persona singolare formale. In realtà questa traduzione non viene bene, ma per capirla bisogna vederla.

“Comandante, Le chiedo l’autorizzazione per procedere con l’ispezione del veicolo come da protocollo. Attendo Suo ordine.” “Comandante, il veicolo è pronto per l’ispezione. Attendo istruzioni.”

“Gentile Dottore, Le ricordo che la scadenza per l’invio del report è fissata per domani. Resto in attesa della Sua documentazione.” “Salve dottore. La scadenza per l’invio dei documenti è fissata per domani. Resto in attesa della documentazione”.

“Mi scusi signore, Le è caduto il portafoglio dalla tasca. Controlli se Le manca qualcosa.” “Signore! È caduto un portafoglio in terra. Io prima che qualcuno porti via i soldi me lo metterei in tasca”.

“Don Antonio, Buongiorno. Come sta? Si accomodi pure sulla sedia all’ombra, Le vado a prendere subito un bicchiere d’acqua.” “Don Antonio… qui c’è la sedia all’ombra per sedersi. Nel frattempo vado a prendere un bicchiere d’acqua”.

“Mi scusi, mi direbbe il Suo nome e cognome così La registro sul sistema?” “Salve. Vorrei sapere il nome e cognome da registrare nel sistema”.

“Questo documento l’ha firmato Lei? Perché c’è un errore grave nell’ultima pagina e Le chiedo di correggerlo.” “Questo documento è da controllare in quest’ultima parte. Purtroppo c’è un errore da correggere”.

In questo caso in realtà i pronomi vengono quasi del tutto eliminati. Si utilizza in un solo caso un “me lo metterei in tasca” riferito a me stesso, con lo scopo di suggerire alla persona di emulare lo stesso comportamento.

 

L’uso della seconda persona in ambiente corporativo. Il TU aziendale.

Mi trovo a disagio con il lei, ma ancora di più con l’uso del TU in situazioni in cui si vuole nascondere la distanzia sociale e le divergenze.
Se chi ti comanda anziché importi l’uso della terza persona, ti chiama per nome facendo finta che sei un suo pari, la situazione è ancora più disagevole.
Se non hai voce in capitolo sulle decisioni dell’ambito lavorativo, esiste una forte distanza sociale, e il TU aziendale è l’opposto di quello che cerco io. Che sarebbe: una distanza consapevole che rispetta i ruoli nella sostanza, e non nella forma.
Esiste poi un utilizzo del TU nell’ambito del web. Ma questo è legato a chat programmate. Pagine aziendali che ti dicono “Passa da noi!”. Non si tratta di dare o non dare confidenza al prossimo. Non credo in sostanza che qualcuno si offenda se trova un messaggio con scritto: “il tuo pacco è in zona”. Si tratta di informazioni dirette che devono arrivare subito.

 

L’uso dell’ironia per ristabilire l’ordine.

Quando in un contesto gerarchico qualcosa non torna ma nessuno è in grado di capire e comprendere dove sta il malfunzionamento, mi viene spontaneo fare battute che mettano in ridicolo il funzionamento rotto. La battuta viene costruita in modo da non essere un’offesa diretta per la persona che svolge la funzione, ma serve solo ad evocare lo scenario ironico che mette in luce cosa non sta funzionando.
Purtroppo per me queste sono cose a cui non riesco a dire di no. La tensione provocata dall’assurdo non mi lascia in disparte. Anche se ultimamente capisco che è anche una forma di rispetto lasciare che il meccanismo rotto continui. Chi sono io per decidere che devo intervenire, se gli altri hanno deciso di marciare dritti verso il burrone?
Il problema molte volte è che se uno si trova dentro l’ingranaggio, non può fare a meno di intervenire. Lui stesso è li dentro, se non sa come uscirne qualcosa la dovrà pur fare.

 

Far capire che dare del TU non vuol dire essere confidenti.

Per me dare del tu alla persona che ho davanti è la forma corretta. Ho la necessita di individuare gli oggetti nello spazio e la loro funzione. Una terza persona impropria crea un conflitto logico interno sempre presente.
Capisco che in certi contesti è disagevole per le persone non usare la terza persona. Ma se si tratta di interazioni brevi e circoscritte vedo il mondo per quello che è, l’importante per me è che nei rapporti di prossimità possa mantenere questo linguaggio inusuale.
Nella sostanza, mi rendo conto che sono sempre stato tendente a tenere conto degli spazi altrui e i miei personali. Quando interagisco con gli altri dentro la testa ho in mente che quello che voglio per me lo devo dare agli altri.

Il problema è che molte persone pensano che superare certi limiti non abbia nessuna conseguenza.
In certi contesti il mio linguaggio diventa aggressivo o sfacciato. Questo avviene perché i confini sono stati superati senza chiedere il permesso. La reazione che ne consegue è solo il risultato di un’invasione di campo che è già avvenuta.
Il problema della distanza da mantenere non è formale. La formalità nasconde l’incapacità di capire le situazioni al momento.
Per me ogni persona ha le sue zone. Non esiste un protocollo unico, e valido sempre.
In contesti di convivenza ristretta si può vivere un momento in cui le barriere si abbattono.
In seguito i gruppi di persone possono dividersi. Le esperienze lavorative, gli avvenimenti, spingono le persone a muoversi.
Le persone da confidenti possono tornare apparentemente ad un rapporto più freddo. In realtà però è una questione gestionale. Se io non sono lì con te, non sto vivendo con i tuoi problemi in questo momento. Quando ti chiamerò dopo mesi ti chiederò se posso sapere cosa sta accadendo.
Questo non muta il rapporto profondo, ma solo si chiede di attivare l’attenzione verso l’accaduto, per poi fare la domanda successiva.

Spero che queste righe possano ispirare qualche avanguardia. Tutte le cose di cui ho parlato esistono già per la lingua italiana. Non si tratta di copiare gli anglosassoni, ma di capire la differenza tra rispetto delle distanze, e formalità coatta e disfunzionale.

 

Post su reddit, nel quale gli anglosassoni cercano di capire la differenza tra Lei e Tu.


 

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