Dall'impotenza alla creatività.

SEMINARIO DI CINEMA

DALL’IMPOTENZA ALLA CREATIVITA’”

tenuto da SILVANO AGOSTI

UNA RICERCA SU COME IMPARARE A VIVERE

E COME ESPRIMERSI CON IL CINEMA

 

Più volte mi sono chiesto se era possibile fare un film, per poter raccontare un qualcosa.

Quindi sono andata a fare un seminario di cinema, e questo è il mio resoconto.

 

Il cinema industriale, è un tipo di cinema basato sul profitto. Ma il cinema amatoriale tenta di copiare quello industriale con scarsi risultati.

Quindi… cosa differenzia il cinema industriale da quello d'autore?

Innanzitutto mi sono reso conto, che i film non necessita di una trama. La trama vuole portare lo spettatore lì dove vuole lei. Invece un autore, lascia libero lo spettatore di trarre un messaggio dal film. Inoltre, eliminando la trama, il film diventa eterno. Non più un film da proiettare durante il periodo di uscita, per poi essere messo in un magazzino, ma, un film da rivedere più e più volte.

Qualcuno si chiede: «ma possiamo vedere il film a casa, sul nostro PC».

Si, ma sarebbe una visione su uno schermo alto massimo un metro, anche con i modernissimi schermi piatti.

Il cinema è magico, perché lo schermo è alto almeno tre metri. E dato che non esistono persone alte tre metri in natura, allora a tutti sembrerà di avere la prospettiva di un bambino. Tutto è basato sulle dimensioni, e nella sala non c'è nulla che ci distragga, possiamo quindi entrare nel film.

Un film d'autore, racconta la propria visione del mondo, e il ha uno stile che nessun altro può copiare, in quanto sarebbe solo una copia di un disco.

Anche se più autori facessero lo stesso film, su una trama di base, i film risulterebbero diversi.

 

Il cinema industriale, tende a riproporre più o meno lo stesso film, con la stessa trama, magari con varie edizioni in 3D, o “integrali”, o in dialetto, etc.

Ma il cinema industriale, funziona solo per via del finanziamento da parte dei produttori.

L'autore quindi ne risulta delimitato, in quanto il produttore deve appaltare a centinaia di persone, la realizzazione del film.

La fotografia industriale, prevede solitamente che in un'immagine si debba vedere tutto. L'autore invece tratta l'immagine, come se fosse un dipinto; in un dipinto, l'autore accentua alcuni tratti, e mette nell'oscurità altri o usa altre tecniche per dare un valore ad ogni fotogramma del suo film. L'autore quindi, si trova meglio a riprendere da solo, e a decidere come fare ogni ripresa.

Bisogna tener conto, che con la tecnologia, è possibile per chiunque fare un film. È vero che per ottenere un bel colore si necessita di attrezzature molto costose, ma il bianco e nero rimane comunque un ottima alternativa.

Il bianco e nero anzi, è preferibile perché il film diventa solo un gioco di variazioni di luce.

Personalmente penso che il colore se ci deve essere, deve essere perfetto.

Vi mostro un fotogramma di un film, con un tipo di colore che io ritengo perfetto.

 

 

In certi casi, escono alcuni film in bianco e nero, perché chi lo ha prodotto, ha ritenuto che farlo a colori avrebbe fatto un film diverso.

 

 

Il film che ho fatto, per partecipare al seminario, è in bianco e nero per due motivi. Il primo è perché il corto è ispirato ad un film di Pasolini (anch'esso in bianco e nero), in cui ho desiderato accentuare il significato del film originale. Il secondo è un motivo economico: la telecamera è così scarsa, che il colore sarebbe stato pessimo in quel caso. La stessa telecamera l'ho usata per fare i tre film da un minuto (richiesti dal seminario), ma in alcuni casi ho lasciato il colore, laddove c'era parecchia luminosità e la telecamera riprendeva bene quei colori. Con una cinepresa costosa, anche i colori buii renderebbero bene, e sarebbe per me idonea a fare film completamente a colori.

 

 

Questo piccolo film dice che i farisei moderni non sono nient'altro che la chiesa di oggi. Pasolini voleva dire questo già con “Il vangelo secondo Matteo”, ma io ho reso il messaggio inequivocabile.

La mia necessità è di non essere mai frainteso, anche quando chi mi ascolta, fa finta di non capire. Quindi ho costruito il corto in questo modo. Se un altro autore avesse voluto trasmettere un'altra cosa, avrebbe magari prodotto un film simile, ma sostanzialmente diverso.

 

Gli altri tre film di un minuto dovevano essere: Un documentario sul proprio corpo; una risposta a sei domande; una fiction.

Il film sul corpo, lo sviluppato sul rapporto che ha il corpo, con l'ambiente circostante. Molti partecipanti hanno ripreso se stessi, ed altri hanno escogitato diversi sistemi per non riprendersi.

Io penso sostanzialmente che il corpo non è separato dall'ambiente che lo circonda, e quindi ho preferito un interazione del mio corpo all'interno dell'ambiente circostante. Con note umoristiche iniziali.

 

 

Il film sulle sei domande, è fatto con una maschera da teatro che interpreta la voce che fa le domande, ed io che poi sbuco dall'altro lato e rispondo. Sostanzialmente semplice.

 

 

L'ultimo film da un minuto, è un film su un futuro prossimo (adesso siamo nell'aprile 2012), in cui io mi candido alle elezioni nazionali. Diciamo che in questo modo esprimo una parte di me, che è complementare a quella recitata nel primo film ispirato da quello di Pasolini. Lascio a voi le considerazioni.

 

 

Link alla playlist dei film creati da me caricata su you tube.

 

Il film d'autore può essere svincolato dai costi, perché ognuno può decidere di rappresentare il suo soggetto, con la fantasia. Si scopre quindi, che gli effetti speciali non sono necessari a tutti i costi.