Corona Virus: quale futuro?

Circa un anno fa veniva annunciata l’esistenza di questo virus, che sembra essere oggi l’unica preoccupazione sociale esistente.

In questo modo, i governi, più o meno in tutto il mondo, hanno introdotto varie misure restrittive, che danno sempre di più il senso di soffocamento, e di chiusura mentale da parte di chi crede che il virus sia un pericolo maggiore di altri.

Nella realtà oggettiva, se guardiamo con obbiettività alla situazione italiana, negli ultimi anni sono stati abbandonati gli investimenti pubblici per rafforzare l’economia italiana, e questo ha comportato che la popolazione rimanesse concentrata in alcune aeree urbane come in Lombardia, per motivi lavorativi, che poi sono diventati motivi per risiedere in pianta stabile in zone dove la popolazione si concentra di più.

Ora si dice che, nelle zone più densamente abitate, esiste una maggiore probabilità di contagio. Si, mi sembra chiaro.

 

Si dovrebbero investire in questo anno, almeno 100 miliardi di euro in più, per rafforzare la sanità pubblica, invece di fare propaganda mediatica, con servizi televisivi, che inquadrano permanentemente reparti di terapia intensiva affollati, e in crisi.

Ma ovviamente questa sarebbe una misura che andrebbe contro la realizzazione dell’Europa unita, quella che ti prometteva di poterti muovere liberamente e senza confini, e oggi di fatto è diventata un luogo dove devi pensare che da domani mattina non potrai attraversare la strada, perché facendo questo entrerai in un comune diverso da quello di tua residenza.

 

Non ci sarebbe niente di male nell’evitare gli assembramenti. Pensate se proprio per evitare queste situazioni percepite come pericolose, si decidesse di fare in modo che in tutto il territorio si facciano delle politiche economiche affinché la maggioranza delle persone avessero un lavoro vicino casa. Lasciando che solo una minima parte della popolazione debba spostarsi per andare al lavoro.

Non esisterebbero più zone densamente urbanizzate, e di conseguenza non ci sarebbero più assembramenti, e problemi sociali che, diciamoci la verità, ci sono sempre stati. Non credo che ci siano molte persone che gioiscano nel salire su bus e treni affollati, per due o tre ore al giorno, per almeno 5 giorni alla settimana.

 

In una realtà economica senza moneta, qualcuno potrebbe organizzarsi nel fare il numero di cose che servono, distribuendo il lavoro in modo che ciascuno possa fare la sua parte senza perdere tempo, ma senza neanche ammazzarsi di lavoro inutile.

Invece la struttura economica di adesso prevede come normalità che uno prenda un autobus da condividere con tutta un’umanità ai margini, che fa lavori che non vuole fare, e che porta con se questo senso patologico dell’esistenza che poi ributta addosso alle persone affianco, creando così un senso di disagio diffuso, che poi diventa un sottofondo rumoroso nel quale ci si dimentica del disagio stesso, dicendosi:«le cose vanno così, io non ci posso fare nulla».

 

Ma tutti coloro che oggi indossano una mascherina convinti che questa sia l’unica soluzione, stanno contribuendo di netto alla continuazione di questo stesso sistema che prevede per l’appunto: assembramenti. Cioè zone e vie di comunicazione affollate di persone che per avere un lavoro si accalcano in mezzi pubblici. E come risposta al problema, il governo è capace solo di dire: salite metà delle persone sui mezzi. E se non bastano i posti a sedere il problema è il vostro.

 

Quindi se il problema è il nostro, perché mi devo affidare a dei politici incapaci? Le uniche preoccupazioni dei politici sono quelle di rispettare dei parametri sulla spesa pubblica, e sulle normative europee. Il resto non conta.

 

Purtroppo nella situazione attuale chi crede nella pandemia, sta creando il problema stesso, contribuendo in modo netto alla situazione di disagio.

Quando buona parte delle persone la smetteranno di credere che qualcuno stia facendo qualcosa per risolvere i problemi in generale, siano essi di tipo sanitario che ecologico, o altro, allora forse potremmo finalmente dare spazio alle soluzioni che ci sono, ma vengono volutamente ignorate.

 

Ma fino a quel momento, non ci sono ipotesi di sviluppo per il futuro.

 

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