Alfie Evans: capire il sistema

Santa Lucia davanti al giudice | Lorenzo Lotto 1532

 

Eutanasia, Aborto, libertà di cura, e bioetica.

Non seguo volentieri le “tendenze” su twitter, o sugli altri social, perché i problemi andrebbero affrontati sempre, e prevenirli sarebbe meglio che curarli.

Ogni giorno chiunque si sia iscritto ai social per seguire quello che accade nel mondo, ha deciso di mantenersi informato, e di non ignorare la sofferenza anche di genti lontane, così come sta accadendo ora in Siria.

 

Mi rendo conto però, e probabilmente sarò anche banale, che esistono tante parti del mondo dove le cose vanno anche peggio che in Siria, o in Palestina. E che c’è tanta gente che muore anche senza le sentenze della magistratura. Quello che però ci sconvolge, è un sistema dove chi pensiamo ci debba proteggere, ci può anche fare del male; pignorandoci la casa, mettendoci in prigione anche senza aver fatto nulla, oppure imponendoci delle cure mediche che poi risulteranno fatali.

 

Ci sono dei casi poi che diventano più importanti di altri, dove l’attenzione mediatica sale, e ci sono anche dei politici che rilasciano dichiarazioni e talvolta anche, intervengono direttamente.

Nel caso di Alfie Evans, è stata concessa anche la cittadinanza italiana, per far leva sul governo inglese, e autorizzare il trasporto in Italia del piccolo.

 

Quando si toccano temi come la vita, la morte, e anche il modo di vivere, talvolta la discussione può diventare accesa e popolare; altre volte invece l’attenzione viene circoscritta ad un ristretto numero di persone.

Quando si toccano dei valori condivisi da una moltitudine di persone, è possibile arrivare a fare qualcosa, per salvaguardare quei valori che riguardano quella moltitudine di persone.

Nel momento in cui si è deciso di portare Alfie in Italia, presso un ospedale italiano, si è anche deciso di supportare tutta la famiglia Evans, nel continuare qui in Italia, a trovare una cura per il piccolo Alfie.

Si cerca di recuperare così una parte dell’umanità perduta, quando ad esempio non possiamo fare a meno di notare che molti senza tetto, muoiono per il freddo in strada.

Si passa quindi da una situazione in cui si battaglia per qualcosa, ad una situazione in cui si accetta la sconfitta, e si spera che la cosa non capiti a noi stessi o a qualcuno che ci è vicino.

 

Ma il tema principale di questo post è capire il sistema. Perché ogni volta che ci angosciamo, e io non sono esente da questa cosa, per un problema qualsiasi che viene alla luce nel mondo, le nostre energie vengono consumate, si perde la lucidità, e non si riesce poi a fare mente locale sul fatto che ogni giorno veniamo bombardati da notizie che ci creano degli stati emotivi, che talvolta ci esaltano (tipo quelli che si sono esaltati per la Brexit o per la vittoria di Trump), e talvolta ci provocano sentimenti di rabbia (come quando vediamo scene di guerra provenienti dalle varie parti del mondo).

 

La stessa attenzione viene poi meno su altri problemi che ci sono più vicini in senso geografico. Probabilmente se la situazione di Alfie ci fa stare male, è perché noi ci identifichiamo in quella situazione.

 

Ma come risolvere i problemi che riguardano la bioetica?

Ci dovrebbero essere essenzialmente due punti da analizzare.

1) sulla libertà di cura, e la libertà di scelta del paziente di scegliere la terapia, o di porre in certi casi fine alla sua vita in modo volontario.

2) sul diritto alla vita, in opposizione ad una mentalità che spinge sempre di più a scegliere di abortire o di “staccare la spina” quando ad esempio un paziente è in coma da molto tempo.

 

Sul punto uno bisogna pensare che ad esempio proprio dagli ambienti cattolici non si riesce ad avere una prospettiva aperta sull’uso dei cannabinoidi, e talvolta un eccessivo proibizionismo, degenera in situazioni di sofferenza. Oppure non si riesce ad accettare che delle persone mettano fine alla propria vita, quando queste siano in uno stato di malattia avanzato.

 

Bisogna anche dire, che molte cure (che secondo me sono risolutive di molti problemi oggi irrisolti) vengono tacciate per bufale, dove alcuni settori dell'informazione si danno da fare per screditare le suddette cure; mescolando un po’ di tutto in modo confusionario, senza cercare invece testimonianze positive di avvenuta guarigione. A tal proposito su tale argomento, uno dei migliori documentari sul tema dovrebbe essere: Cancro, le cure proibite, Di Massimo Mazzucco.

 

Non voglio dire a priori, che chiunque si presenti con una cura alternativa abbia in mano la verità assoluta. Ma quello che accade spesso appunto, è che il giornalista di turno, non si preoccupa neanche di cercare indizi e testimonianze in giro di eventuali controprove, come invece potrebbe benissimo fare soprattutto se ha a disposizione un apparato comunicativo per poter dire: «...e se qualcuno è davvero guarito dal cancro con il bicarbonato, si faccia avanti a raccontare la sua storia». Invece solitamente le “inchieste” finiscono a senso unico, e raccontano solo il “caso” che fa più comodo alla loro tesi.

 

Nel momento in cui escono le prime testimonianze di avvenuta guarigione rispetto ad un protocollo meno conosciuto, bisognerebbe informarsi sui casi, per poter scoprire alle volte, dei dettagli che non erano mai stati considerati nemmeno da chi somministra le terapie alternative.

Ad esempio, io sono un sostenitore della dieta dei gruppi sanguigni, la quale evidenzia che la stessa dieta data a due soggetti di gruppo sanguigno diverso, può dare risultati benefici per uno, e malevoli per un altro.

Potrebbe essere quindi, che esce fuori su internet che uno ha curato una particolare malattia con il digiuno, senza considerare che la guarigione è avvenuta perché per un certo numero di giorni non si è assunto un alimento che causava quella particolare patologia. Dove il mondo dell’informazione ad alto impatto emotivo, non ti permette di ragionare sui dettagli, le sfumature, e il contesto dove è stata applicata una determinata cura.

Detto questo, ognuno dovrebbe essere libero di curarsi come meglio crede, anche se uno dicesse di curarsi il cancro con il rosmarino (magari potrebbe funzionare, chissà...). Magari quello che passa la giornata a curarsi con il rosmarino, non si è accorto che non è il rosmarino a curarlo, ma un’altra cosa che influisce sul suo corpo di cui non si è reso conto.

 

Se da una parte ad esempio ci fa comodo quando esce il servizio delle IENE, su uno dei tanti raggiri che esistono oggi, dobbiamo anche considerare il rovescio della medaglia, quando gli stessi infamano un determinato metodo terapeutico, senza preoccuparsi di analizzare a fondo la questione.

 

Oppure...

Se da una parte ci fa comodo quando un magistrato emette una sentenza a nostro favore, dobbiamo anche renderci conto che lo stesso sistema può toglierci anche la speranza di vivere.

Bisognerebbe accettare la dualità del sistema, e rendersi conto che il ricorrere in modo esagerato alle vie legali, porta poi ad ingigantire il sistema giudiziario, che è lo stesso che poi può toglierci la casa, oppure mettere sotto sequestro un sito internet, come ad esempio è successo ai debunker di butac.it. Dove chi esulta per la chiusura di questo sito diffamatorio, dovrebbe anche preoccuparsi che se la magistratura ha sequestrato butac.it, potrebbe anche sequestrare un altro sito internet.

 

«Io domaMmatina ritorno al mio giudice», disse il Magnotta.

 

Sarò impopolare, ma per evitare di trovarsi di fronte a situazioni come queste di Alfie Evans, bisogna smettere di aver fiducia nel sistema, anche quando ci fa comodo.

 

Sul punto 2, sul diritto alla vita, come non fare a meno di pensare agli antiabortisti senza se e senza ma, i quali non pensano minimamente che alle volte delle misure provita, possono portare in certi contesti, dei risultati opposti.

 

Una vignetta satirica del gruppo argentino Alegría, la quale contesta l’impossibilità di abortire anche in condizioni di assoluta povertà.

 

Ed è così che saranno proprio quelli che dovranno abortire clandestinamente, ad alimentare la forza degli apparati giuridici, e legislativi, per arrivare poi a situazioni opposte, dove l’eutanasia deve essere imposta per legge, senza se e senza ma. In realtà, entrambe le tifoserie, sia quella provita, che quella che si ispira a delle presunte libertà assolute che devono essere rispettate, non fanno mai conto con il contesto, la situazione, e il fatto che si possa cambiare idea su delle scelte fatte in passato. E non considerano mai le libertà di chi non appartiene al loro gruppo.

 

Non dovremmo cercare l’approvazione degli esperti (#Gliesperti), ma cercare di capire noi stessi le cose. Ogni qual volta che aspettiamo che il personaggio di turno ci dica cosa ne pensa (#Chennepenza), per ottenere l’approvazione del pubblico, dobbiamo anche capire che una volta dato il potere decisivo a qualcuno o a qualcosa, questo lo potrà utilizzare in vari modi.

 

Ci sono molte persone, che devono sapere cosa ne pensano i medici su una determinata cura, e rifiutano di credere ad eventuali altre soluzioni terapeutiche, anche quando ci sono numerose testimonianze di avvenuta guarigione. «Si, ma il medico mi ha detto che ci vuole la chemio...», dice il malato di cancro quando gli si fa presente che qualcuno dice, e questo non significa che sia per forza vero, che è guarito in un altro modo. La persona interessata dovrebbe cercare di capire se realmente una determinata cura alternativa sia funzionale o meno.

 

Allo stesso tempo, ci sono quelli che tentano di cercare l’approvazione di una determinata cura a livello ufficiale. Come nel caso del metodo Di Bella, in cui ci si trova da anni a cercare l’approvazione a livello ufficiale della cura, mentre coloro che sono incaricati di ufficializzare prendono come campione dei pazienti praticamente in fin di vita, o preparano dei medicinali non seguendo le indicazioni dello stesso Di Bella. Come a dire: il metodo Di Bella non funziona, ma per provarlo non abbiamo utilizzato il metodo Di Bella.

 

E a prescindere o meno della validità del metodo Di Bella, o di altri metodi in via di ufficializzazione, bisogna considerare sempre che ogni volta che diamo l’incarico alla macchina giuridica di dare la validità ai vari metodi, facciamo crescere quella macchina giuridica, che poi ostacolerà il miglioramento dei vari metodi precedentemente utilizzati, o l’accettazione di altri metodi di recente scoperta.

Se c’è una metastasi in corso, è proprio quella del sistema giuridico, legislativo, penale; che si nutre della nostra incapacità di autogestirci; siamo in attesa dei sommi sacerdoti e ci affidiamo ai medici, agli avvocati, ai poliziotti e i preti, come nei film americani.

Molte volte basterebbe avere un po’ di fantasia, e di capire da soli quando una cosa non va. Sapendo ascoltare il nostro corpo.

 

Viviamo in un sistema autoritario, che oltre a farci la beffa del toglierci la libertà di decidere su noi stessi, non ci tutela neanche sulle cose per cui quel sistema sarebbe stato creato.

Alla fine, potremmo pensare, che se vivessimo senza un sistema di contorno, potremmo forse rischiare più facilmente la vita, ma avere almeno il diritto di viverla fino alla fine.

 

Bisognerebbe forse, pensare che le autorità non possono risolvere realmente i nostri problemi, e cominciare a pensare ad un sistema dove esiste una organizzazione delle cose, che serve solo a stabilire alcuni paletti entro cui stare giusto per pacifica convivenza. Senza aspettarci che siano le istituzioni, fatte di persone come noi, a risolvere i nostri problemi che non siamo in grado di risolvere da soli.

 

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