Corrado Malanga: un chimico con i «controioni».

È passato un anno, da quando il 13 febbraio 2017, ho cominciato a registrare le lezioni del corso di chimica organica 1, all’Università di Pisa, al dipartimento di chimica industriale, tenute da Corrado Malanga.

 

All’inizio ero preoccupato, che la cosa non mi riuscisse.

Preoccupato perché pensavo che qualcuno mi avrebbe impedito di registrare al di la del fatto che fosse possibile farlo o meno.

Si sa, che le leggi e le norme italiane sono tutt’altro che chiare, e molte volte si scopre che «ci avevo ragione io», ma con qualche anno di ritardo.

 

Molti conoscono Corrado per le sue ricerche in campo alienologico, e anch’io ho conosciuto lui prima di tutto per questo aspetto.

Tutti quelli che come me lo hanno conosciuto in questo modo, se lo immaginano come il dottor Walter Bishop, della serie televisiva Fringe. Dove sicuramente, entrando nel suo laboratorio, avresti visto dei portali dimensionali aprirsi; oppure avresti visto lui intento a costruire una macchina del tempo nascosta in un armadio. Niente di tutto ciò.

Lui è un classico toscano d’adozione, che fa battute come il livornese Vernacoliere. Ma questo è un altro discorso.

 

Come è nata l’idea di registrare un intero corso di chimica organica?

Nel settembre del 2015, l’ho contattato per fare dei filmati sulla Green Chemistry, che volevo diventassero un modo per introdurre questa materia, ancora sconosciuta, riguardo la possibilità di fare industria «spendendo di meno», e nel contempo portando al minimo gli scarti dell’industria. Il che doveva attirare, secondo il mio intento, l’attenzione degli industriali, più che di quella delle “belle anime” ecologiste (che in realtà pensano solo ai cazzi loro).

L’industriale dovrebbe avere interesse sia a mostrare che con la propria industria sta inquinando di meno, sia ad aumentare il proprio fatturato di anno in anno.

 

Tutto ciò è possibile secondo uno dei principi della Green Chemestry, cioè quello dell’economia atomica, dove «non bisogna perdere pezzi della materia», perché ogni pezzo che si perde diventa anche un sottoprodotto che in qualche modo va smaltito.

A livello industriale, qualsiasi scarto diventa importante, e non bisogna pensare a quello scarto, come un qualcosa che si butta dentro i sacchi dell’indifferenziata, che verranno raccolti il lunedì mattina.

 

Quando si ragiona in termini industriali, bisogna pensare a costruire delle molecole partendo da elementi, che nella reazione chimica, diventano poi una molecola più grande, ad «alto valore aggiunto».

Oppure, un altro metodo per non perdere «pezzi della materia» sono le reazioni di trasposizione.

 

Solitamente, ci viene da pensare, che se un prodotto costa tanto, vale sicuramente tanto. Mentre invece, si può scoprire, che una cosa che costa tanto, vale poco.

Nella Green Chemistry, puoi ottenere qualcosa che vale tanto, ma che costa poco.

Il tutto a condizione che si conosca bene la chimica organica, e da lì la decisione di fare delle riprese del corso di chimica organica 1.

 

Ma come fare ciò?

Sicuramente, lasciando tutto in mano ad investitori privati, l’unica cosa che può accadere, è che qualcuno inizi ad usare la Green Chemistry, per proprio tornaconto personale, e che poi metta i propri prodotti sul mercato, cercando di trarre il massimo profitto, e quindi vendendo il proprio prodotto, tenendo in considerazione il costo di prodotti analoghi, per poi fare un prezzo concorrenziale, ma comunque sia facendo il massimo profitto possibile.

Ossia: se una cosa mi costa produrla 1, e un altro la vende a 30, io comunque la vendo a 29, perché comunque sia non esiste alternativa sul mercato. Fino a quando non arriverà qualcun altro che capendo come si produce al costo di 1, si metterà poi a vendere a 28, e così via…

 

Allora, il mio intento è di portare la questione della produzione industriale attraverso la Green Chemistry, all’opinione pubblica, ed è per questo che oltre ad aver fatto i primi video sulla Green Chemistry, mi sono mosso per fare anche delle riprese video di tutto il corso di chimica organica 1. Dato che, in questo corso già ci sono gli elementi di chimica organica, che sono introduttivi alla Green Chemistry.

 

L’industria della società civile.

L’idea di Corrado, è che si dovrebbe creare un’industria della società civile, dove quando si fanno dei prodotti, di ogni tipo di prodotto, si produce solo il migliore. Dato che non ha senso produrre ad esempio 100 tipo di bicchieri di plastica, quando poi puoi produrre un solo tipo: il migliore. Cioè quello che non solo costa di meno, ma è anche quello che è fatto meglio, ed è anche quello che produrrà meno inquinamento e spreco di risorse.

Di questo ne ha parlato nel libricino e nelle conferenze sul “Mondo Felice”.

 

Corrado Malanga: Il Mondo Felice non è utopia – Triade Color Test ed entropia nulla. Pag. 55

 

La permanenza a Pisa.

Veramente ho incrociato le dita, perché coi tempi d’oggi trovare alloggio temporaneo è un terno a lotto. Fortunatamente Pisa è una città sia turistica che universitaria, e non mancano certo gli annunci di stanze in affitto (dove però è solito trovare la dicitura “solo ragazze”).

Il mio timore era che accadesse qualcosa durante la permanenza, perché quando si convive le variabili sono tante. Oppure, come dice Corrado: «sei te che inconsapevolmente avevi deciso di fare quell’esperienza».

 

Di fatti, nel 2013 ero passato proprio sotto quella casa in cui ho alloggiato tra il febbraio e il maggio 2017, per entrare in un negozio lì di fronte.

 

La mia mancata esperienza di chimico, che volevo fare alle superiori, mi ha portato forse a Pisa alla ricerca di un qualcosa?

 

Ho cercato di avere quantomeno una stanza singola, che mi consentisse di montare adeguatamente i video, dopo la registrazione.

Di fatti, se ascoltate bene le lezioni, noterete un cambio di qualità audio tra i primi due video, e gli altri, dovuti al fatto che registravo un secondo audio preso direttamente dalla cattedra, in modo da limitare i rumori di fondo, e il chiacchiericcio degli studenti, che continuavano a parlare durante tutta la lezione.

 

Non che gli studenti fossero per forza maleducati, molte volte si parlavano tra di loro, per farsi delle domande riguardo la lezione stessa.

 

In teoria, sarei dovuto andare all’università 4 volte a settimana, per lezioni da 45 minuti l’una (che sommato al famoso quarto d’ora accademico, diventavano quindi di un’ora.) Ma per questione di disponibilità e di orari, mi sono ritrovato a partecipare a lezioni che duravano effettivamente un’ora e 45 minuti l’una. Tanto che, il quarto d’ora accademico veniva bruciato, e la lezione cominciava al massimo 5 minuti dopo che tutti erano entrati in classe.

 

Corrado diceva, che il corso era già stato ridotto all’osso, e che con 48 ore (da 45 minuti) non si sarebbe fatto niente. E che una volta il corso durava molte più ore, e si faceva più laboratorio.

 

Sarebbe stato bello per me, partecipare anche ai laboratori, ma mi sono accontentato di non dare dell’occhio, e di riprendere tutto il corso teorico.

 

L’università era (ed è) un casino, dove lezioni dello stesso anno, si sovrapponevano come orario.

Tipo come se alle medie, dovevi scegliere se partecipare alla lezione di matematica o quella di italiano.

Quindi, gli studenti, si passano le lezioni registrate e gli appunti, e ad un certo punto, mi si sono avvicinati un gruppo di loro, dove una studentessa con il sorriso a 64 denti, mi chiede se poi in qualche modo potevano avere quelle lezioni che io stavo registrando in video.

Il sottinteso secondo loro, era che io le cedessi a pagamento, perché nell’università di oggi, per tirare a campare, si vendono persino gli appunti.

 

Appunti presi da una studentessa durante una lezione.

 

Io gli ho detto di lasciarmi i loro indirizzi email, senza specificargli, che avrei messo tutto su internet gratis, come nelle migliori tradizioni “malanghiane”.

 

«La conoscenza deve essere gratis», dice Corrado.

 

L’idea di riprendere questo corso, era stata diciamo mia. Ma verso la metà del corso, ci è venuta l’idea di fare un video di presentazione, dove nel montaggio ho inserito anche parti dei momenti di vita universitaria, per dare un’idea rapida del contesto in cui si svolgevano le lezioni. Qui il video di presentazione.

 

Devo dire, che pur non essendomi neanche iscritto all’università, ero contento di partecipare a delle lezioni, che forse ora dopo qualche anno partendo anche da quei video del 2015, sto cominciando a capirne qualcosa.

 

Sicuramente questo materiale, video, e audio che troverete raccolto in un sito wordpress creato appositamente, potrà fornire agli studenti un supporto non da poco, considerando che il tutto è accessibile senza registrarsi al sito.

 

Sui vari percorsi da seguire trovate tutte le indicazioni qui:

  https://chimicaorganicasostenibile.wordpress.com/

 

Il sito è completo anche di “didattica” che ho preso dal sito dell’università di Pisa, e ricaricato su archivio in modo da conservarne una copia in più, che possa essere sempre disponibile agli interessati.

 

E tutto questo lavoro, è stato fatto nell’arco di quei mesi “Pisani” in cui ho fatto quasi tutto da solo. Ma dove qualcuno mi è venuto in soccorso per due settimane, e ha registrato ben 4 lezioni da un’ora e 45’ al posto mio. Purtroppo io non sono riuscito ad esserci per tutto il periodo. Ma ugualmente grazie agli sforzi congiunti, non ho saltato la pubblicazione video di una sola lezione.

 

Divertenti sono stati i momenti dopo lezione, dove mi fermavo a mangiare all’università, tanto da avere nostalgia della pizza tonno e cipolle a 5 €uro, caffè e acqua compresi.

Non mancava poi un bicchiere di vino, offerto da una ex docente di quel dipartimento, che faceva sempre compagnia a Corrado, anche se era in pensione già da un po’.

Che ho poi scoperto, essere quella con cui Corrado ha dato la tesi con cui si è laureato anni addietro.

 

È stata un’occasione per conoscere un Corrado Malanga, diverso da quello che propone un certo ambito “complottistico”, anche perché lui sostanzialmente non lo è complottista. Semplicemente da un punto di vista scettico sulla presenza di altre realtà, si passa ad un punto di vista che include quelle altre realtà, che ci sono sempre state, ed è normale che ci siano.

 

Gli studenti tra le altre cose, neanche pensano a quelle che sono state le sue ricerche per tanto tempo. Mentre invece quando vai alle conferenze, son tutti lì a fare la fila, per capire se la sfera blu quando diventa gialla, perché diventa gialla. E ci sono persone che fanno chilometri su chilometri solo per potergli chiedere quella cosa.

 

Il mondo universitario «produce ego». Ognuno è lì per conto suo, e non esiste uno spirito solidale tra gli studenti che tendono ad essere in competizione tra loro.

Quelli che prendono appunti, sembra vogliano tenerseli per se, e quando li tengono stretti tra le mani, sembrano voler dire:«è mioooo!», ricordando in qualche modo il «Ringhio» che alcuni sicuramente sanno cos’è.

 

La sera, nel centro storico di Pisa, si ammassano orde di studenti a piazza dei Cavalieri e nei vari tuguri di cui ho fatto già un video; e a chi passa il tempo lì, sembra di essere eternamente giovani, e fra amici. E può accontentarsi di bere uno shortino in compagnia, a solo un €uro; dimenticando così le scarse prospettive per il futuro.

Ognuno è perso nel suo individualismo. Questo forse perché viviamo in un universo al maschile?

 

Sul corso principale, si possono trovare annunci di agenzie che cercano escort tra le studentesse.

Mi chiedo come sia possibile per un mondo che ancora non vuole ammettere che esista il fenomeno della prostituzione, frequentare l’università, e il pomeriggio ricevere clienti in un ambiente “riservato e confortevole”. Il giorno dopo magari incontrare qualche docente che il giorno prima lo si era visto diversamente.

 

Tutta la città universitaria, è in mano ad interessi di vario tipo, che non c’entrano nulla con lo studio, e il capire le cose.

Lungo Via santa Maria vicino la torre di Pisa, non mancano luoghi dove si riuniscono le solite consorterie dei baronati di ogni genere, uniti a posti come “centri femministi” che parlano del dramma di dover utilizzare l’assorbente.

E dentro le università, non mancano mai i volantini promozionali, per le serate LGBT.

Il tutto dentro ad un clima “Erasmus” con gente che ha deciso di venire a Pisa, semplicemente perché tra la confusione delle feste dentro le università, poteva nascondere i propri disagi.

Non ho trovato invece, qualcuno che facesse delle feste dentro le case, magari con un po’ di musica a basso volume e qualche cosa da bere in compagnia.

 

Il giorno dopo ogni festa la gente si ripresenta nelle università, e dopo non aver studiato, e non aver capito nulla, cerca di andare avanti.

 

La cosa importante in questo sistema universitario, è mandare avanti unicamente dei progetti politici. Far venire gente che non parla sufficientemente l’italiano, a seguire lezioni che richiedono non solo la conoscenza della lingua, ma una preparazione di base che molti non avranno mai.

E così che si avvera quello che dice Corrado tutti gli anni: all’inizio del corso si presentano in 80 persone, verso la fine ne rimangono 20.

 

Ma quegli altri 60, non è che si ritirano tutti dall’università, ma semplicemente in qualche modo continuano, anche se hanno perso metà del corso.

E anche se teoricamente chimica organica 1, non è un corso facoltativo, ma anzi fondante, tutto va avanti come se la cosa non avesse importanza.

 

L’università è diventata un parcheggio, che a causa della disoccupazione di massa, viene affollata da gente poco interessata, che in alternativa avrebbe fatto altro (o niente).

 

Nel frattempo che arrivi una situazione in cui chi è interessato a studiare studi, e chi è interessato ad andare a lavorare lavori, questo materiale che ora è disponibile per tutti e gratuitamente, sarà d’aiuto a chi dovrà seguire dei corsi contemporaneamente senza farsi clonare.

 

Vorrei che questo esempio di lezioni “on line” diventasse un modello da seguire, e spero un giorno di trovare altri che vogliano farsi registrare, per preparare ad esempio un corso di chimica generale in video. Ovviamente con la stessa impostazione di tutto ciò che ho messo in rete finora. Ossia, una chimica industriale che riduca drasticamente l’uso delle risorse.

 

La fine del corso.

Arriviamo alla fine del corso, che oramai ne erano rimasti solo 20 di frequentatori.

Come avevo promesso agli studenti, ho mandato via mail le informazioni su come avrebbero potuto vedere le registrazioni.

Mi aspettavo che qualcuno fosse stato contento di ciò, e che mi rispondesse alla mail dicendo:«meno male che ci sono questi video!»

Nessuno mi ha risposto, come se il corso non esistesse.

 

Il giorno dopo l’ultima lezione, sono tornato al dipartimento di chimica industriale, per vedere se c’era ancora qualcuno che non aveva avuto informazioni sul corso. Quando gli ho detto come avrebbero potuto vedere il corso, mi hanno guardato come se il fatto che dovessero dare un esame su quella materia non gli riguardasse.

 

Eppure oggi (dopo circa un anno) il canale di “Chimica Organica Sostenibile” ha 308 iscrizioni e molti probabilmente saranno “malanghiani” in cerca di informazioni su dove avverrà il prossimo avvistamento UFO.

Eppure sono sicuro che molti studenti che non conoscevano neanche Corrado Malanga, siano incappati dentro a risultati di ricerca interni a YouTube, cercando di trovare informazioni che l’università e gli appunti che avrebbero dovuto comprare da qualcuno, non gli avrebbero potuto dare.

 

Sono andato via dall’università, quell’ultimo giorno, salutando Corrado, e avendo compreso, che quelle sue lezioni erano un angolo privilegiato, dove ancora esisteva un momento dove valeva la pena essere studenti. Dove «non esiste docente e il discente, ma tutti e due sono docenti e discenti contemporaneamente». Un angolo a cui valeva la pena assistere, nonostante la fatica perché il tutto è stato fatto con pochissimi soldi.

 

Se avessi fatto questa stessa cosa con un gruppo, un associazione, o altre forme di organizzazione, probabilmente non ci sarei riuscito. Starei ancora cercando di convincere qualcuno a mettere su il primo video. Mentre invece dal 23 maggio 2017, tutto il materiale è on line.

 

Corrado e il numero 22.

Mi viene da pensare a quando lui scrive su vari libri:

 

[…] Questi collegamenti devono essere, rispettando la tradizione, un numero preciso che corrisponde a 22. Su questo punto la Torah è chiarissima. Perché 22 sono gli archetipi originali, 22 sono i Tarocchi che il Dio Toth ha donato all’umanità e che corrispondono alla chiave di lettura di un ipotetico e perduto libro di Toth, [...]. E 22 sono gli Autiuth, gli stampini, descritti nel Sépher Yetziráh, con cui lo Stampatore (Dio) ha creato l’Universo.

Dunque questi stampini o meglio queste 22 operazioni base, con cui l’universo è creato, rappresentano anche tutte le possibili interazioni tra i componenti della Kabbalah. […]

[…] Penso di poter affermare che gli archetipi sono solamente ventidue, ventuno più uno e questo numero sembra mettere d’accordo molte culture e molti modi di pensare. […]

 

0 · Stare fermo (Essere invisibile)

1 ← Andare indietro (nel tempo)

2 → Andare avanti (nel tempo)

3 ↑ Andare in alto (verso il positivo)

4 ↓ Andare in basso (verso il negativo)

5 • Fare un passo indietro (Nascondersi)

6 ° Fare un passo avanti (Mostrarsi)

7 ↨ Allungarsi (Prevalere)

8 ↔ Allargarsi (Invadere)

9 O Sporgersi (in avanti ed indietro)

10 ↓↑ Accorciarsi (Rimpicciolire)

11 >< Stringersi (Chiudersi in sé)

12 • Ritrarsi (Immobilizzarsi)

13 ∆ Dilatarsi (Occupare gli spazi)

14 ▲ Raccogliersi (Diminuire gli spazi)

15 Λ Spostarsi di lato in avanti (Evitare)

16 ⁄ Spostarsi di lato indietro (Ritirarsi)

17 │ Oscillare (tra alti e bassi)

18 ─ Oscillare (tra prima e dopo)

19 ∼ Oscillare (tra il vero ed il falso)

20 * Implodere (Morire)

21 Esplodere (Nascere)

Potete trovare il testo completo in dei documenti PDF chiamati “Archetipi” e “Genesi”.

 

Il ventiduesimo archetipo, che nella tabella sopra è stato messo all’inizio, con il numero 0, rappresenta tutti gli archetipi insieme, o il nessun archetipo.

Quindi da qui il «21 + 1».

 

Guardando le lezioni, sicuramente troverete riferimenti a questo numero 22.

 

Perché 22, oltre ad essere tante cose, è anche il numero delle lezioni di questo video corso di chimica organica.

Non l’abbiamo fatto apposta, ci è venuto così.

 

In realtà il corso doveva essere di 48 ore da 45 minuti (più il famoso quarto d’ora accademico).

Quindi il tutto doveva essere fatto in 24 lezioni (da 2 ore l’una).

 

Poi ci sono stati degli imprevisti, e alla fine abbiamo tentato di recuperare più lezioni possibili.

Eravamo arrivati a farne 21, quando ad un certo punto, siamo riusciti a farne una in più (21 + 1), il lunedì 22 maggio 2017 giorno di Santa Rita, nel quale è stata fatta la ventiduesima lezione.

 

(questa cosa non la capiranno tutti, e va beh...)

 

Conclusioni.

«Sai la reazione; sai che la devi cambiare; non sai come si fa; ma sai che ci sarà un modo per farlo.»

 

Questa è la frase in cima al sito di chimica organica organica sostenibile che raccoglie tutti i link indispensabili verso il canale youtube, verso la didattica, e altro.

Ora, anche il canale YouTube Corrado Malanga Experience raccoglie tutti il filmati delle lezioni del corso di chimica organica 1, in modo da rafforzarne la diffusione.

E inoltre ho creato anche un account, su archive.org, dove è possibile scaricare tutti i filmati non compressi da youtube, con torrent. Questo per chi avesse la necessità di riprendere il download a più fasi.

Mi piacerebbe trovare altre situazioni per continuare questo lavoro, e trovare altri chimici con i «controioni» che vogliano fare le lezioni, con la stessa modalità con cui ho fatto il corso di chimica organica 1.

Se qualcuno ha delle idee mi contatti.

In particolare vorrei che ci fosse in più:

  • Corso di chimica generale

  • Laboratorio (qualcosa di intuibile e introduttivo a discorsi più ampi)

  • Industria (visitare qualche industria che attua sistemi “Green”)

  • Corso completo Green Chemistry in video (dato che per ora c’è poco materiale video, e tanto materiale audio che però non è sufficiente)

 
 

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