Caro Fabio...

Caro Fabio.

 

Chi sei tu e che ruolo svolgi?

Questa è stata la domanda che per tanto tempo mi sono posto.

Domanda che ora come ora ha altra importanza.

 

Mi piacerebbe capire come hai fatto in tanti anni a sopportare quella vita nel quale dovevi aspettare che qualcosa accadesse.

 

Ad un certo punto della tua vita ti sei stancato di tutto ciò, e tu e la tua ex in qualche modo vi siete lasciati.

Da un punto di vista tuo ti sembrerà stata una scelta legittima di una coppia che ha deciso dopo tanti anni di trascorsi, di separarsi.

Ma da un punto di vista tecnico sociale non è così.

 

Ora veniamo al punto sulla tua ex.

Avevo deciso, che visto che per me si trattava di una problematica da chiudere nel modo più semplice e pulito possibile, di parlargli a quattrocchi, in modo da attenuare quello stato di tensione che “inspiegabilmente” si era venuto a creare tra me e lei.

 

Avevo deciso di non coinvolgere nessuno delle persone che conosco, anche perché le stesse si erano dichiarate estranee ai fatti, e quindi a maggior ragione sarebbe stato meglio che ci avessi pensato da solo.

 

Avevo pensato che sarebbe arrivato il giorno in cui tutto sarebbe finito.

 

Avevo pensato che dopo una discussione che non doveva durare oltre i 10 minuti, si sarebbero risolte le incomprensioni.

 

Avevo pensato che nonostante lei avesse sempre questo atteggiamento di fuga dall'affrontare una situazione in un determinato modo, un giorno... forse sarebbe arrivato quel giorno in cui avrebbe smesso di comportarsi in quel modo compulsivo.

 

Questo spazio di 10 minuti che mi sarebbero serviti, non l’ho mai potuto avere.

Si trattava semplicemente di 10 minuti: perché no? Perché io? A cosa serve tutto ciò?

 

Bene Fabio, ora che le cose sono andate così, che cosa ci si è guadagnato?

 

Un bel giorno, quando eravamo al bar del porto, il “Pelloni” che in teoria tu non dovevi conoscere, ti ha detto:«Ma poi ci siete riusciti a fare quella cosa?»

Alla domanda rispondo io. Non non ci siete riusciti, perché era difficile che ci riusciste.

 

Ed è stata una grande perdita di tempo, per me, per te, per tutti.

 

A questo punto sorge la domanda: cui prodest?

 

Perché su questo problema si è investito tanto. E se si è investito tanto, in termini anche umani un motivo ci deve essere.

Come se una volta raggiunto lo pseudo obbiettivo, si potesse avere non so cosa.

 

E nonostante fosse palese che la linea non stesse funzionando, si è continuato fino al dimenticare il problema originario.

 

Si trattava per me, di avere 10 minuti. Il tempo che trascorre uno per andare dal parcheggio del porto al bar del porto. Perché no?

Perché, per alcuni questa situazione è davvero un investimento a lungo termine proficuo.

 

Per me invece, si trattava di una problematica che, se fossi stato io al tuo posto, avrei detto a lei: «si va bene, ho capito, non vuoi parlagli.» Il giorno dopo però, ci avrei pensato io a parlare con chi avrei dovuto parlare.

Tutto questo potevi farlo tu, che eri sicuramente più al corrente della situazione, di quanto ne fossi io.

Io d'altro canto, mi sarei potuto avvicinare senza farmi tanti problemi, anche quando c'eri tu o qualcun altro. Ma non l'ho fatto, perché questo avrebbe causato – a mio avviso – una situazione spiacevole, dove la cosa poteva peggiorare più di quello che era. O meglio... in realtà quello che io temevo come situazione, era già la situazione di partenza. Cioè la situazione in cui la cosa era sulla bocca di tutti, e ci fosse un attenzione esagerata sulla questione.

 

Questione che in realtà, non potrebbe esistere se non ci fosse un flusso di consenso affinché questa realtà potesse consolidarsi in questo modo.

 

Ora non ha più senso poter dialogare con lei, perché sono certo che subisce un processo di manipolazione mentale fin da quando era bambina.

 

Quindi se mi fossi avvicinato nel momento in cui era previsto che mi avvicinassi, probabilmente avrei ricevuto come risposta tutta una serie di frasi preconfezionate.

 

Tutto ciò ce lo portiamo fino ad oggi. La (finta) causa non ha smesso di arruolare altri deficienti come te, che obbediscono ciecamente ai dettami di chi comanda questa giostra.

 

Ma c'è una cosa in più che tu non capisci.

Se per anni si è continuato a recitare un ruolo, nel momento in cui vuoi darmi un indizio di quello che sta accadendo, si tende a non credere all'evidenza.

 

Tu che ti sei presentato insieme a Lidia la vicina di casa, in libreria per farmi vedere che vi conoscevate.

Io ho semplicemente sbarrato l'ipotesi, pensando che tu e Lidia non vi conoscevate prima, e ho pensato semplicemente che vi siete conosciuti in quel periodo in cui vi ho visti per la prima volta. Altrimenti ti avrei visto sotto casa mia come Marzia che veniva ad occupare apposta il parcheggio sotto casa per farsi notare di più.

Ovviamente anche per Marzia ho fatto lo stesso ragionamento. Cioè: che lei aveva conosciuto Lidia di recente, e in quel periodo veniva spesso sotto casa mia. Nulla di anormale, ho pensato.

 

E sempre ovviamente, se tutto ciò fosse accaduto prima che io mi stabilissi definitivamente a Lavinio; se solo avessi avuto il sentore di quello che stava accadendo, io non avrei comprato quella casa maledetta.

Mi sarei trasferito altrove senza mettere più piede lì, se non per sbaglio.

 

Tu mi devi dire come cazzo hai fatto a reggere una situazione così paradossale che potevi risolvere con poco.

Come hai fatto a rinunciare ai momenti più belli della tua vita, semplicemente perché ti è stato detto di “fare così”. Tu potevi, io no! Ma hai scelto ugualmente di appiopparti una di quelle paranoie che vanno di moda oggi tipo “stalking”, “violenza sulle donne”, “femminicidio”, senza avere l'istinto di ribellarti è dire:«no cazzo, decido io!»

Invece hai atteso il momento che doveva arrivare, ma che non è mai arrivato.
 

“Ma poi ce siete riusciti?”

No! e ti spiego le ragioni:

  1. Se “racconti” una storia con convinzione, poi anche se cambi versione nessuno ti crede. Uno ti guarda è pensa: «no, non è vero».

     

  2. Se tu vivi in un unica situazione temporale e spaziale, per te è ovvio che le cose siano sempre così, ed è ovvio che tutti debbano sapere che le cose stanno nel modo che le vedi tu.

    Mentre io invece, dopo una settimana lavorativa fuori zona, e dopo aver vissuto in un'altra situazione, con altre emozioni, con altri accadimenti, quando poi rientro nella situazione vicino alla tua, attraverso un periodo di rientro in quella situazione.

    Quindi se arrivavo a Lavinio fai conto il venerdì; dopo una settimana di merda in caserma; l'unica mia preoccupazione era andare al pub la sera, bere qualcosa, e dimenticare tutto.

    Oppure: se la mia settimana è stata quella di ascoltare la gente che mi raccontava di quando in Iraq hanno sparato addosso alla gente, e di quando dai ponti hanno usato le munizioni a granata e sicuramente degli iracheni sono morti spappolati... nel momento in cui arrivava il fatidico venerdì, la mia preoccupazione principale era quella di farmi un superalcolico giù al borgo, e non quella di pensare che “tu hai pensato”, che il “Pelloni” ha detto, o un altro ha fatto...

    la mia preoccupazione era quella di dimenticare.

     

    Poi nel momento in cui mi capitava di incrociare lei per un breve attimo, non facevo in tempo a ritornare nella situazione che dovevo risolvere, che lei era già sparita di nuovo.

     

  3. Avrei potuto citofonare semplicemente a casa sua, e chiedere di poter parlare, e di chiarire finalmente la situazione.

    Non l'ho fatto perché? Vale come ho detto prima al punto 1.
    Si era creata intorno alla tua ex, una storia di una situazione familiare drammatica, dove lei fosse in qualche modo prigioniera di quella casa.
    Il fatto non è, se questo è vero o no. Il fatto è, che io ci credevo ciecamente a questa versione dei fatti, che si è andata maturando con il tempo.

     

  4. Rimaneva quindi un unica possibilità: beccarla fuori casa da sola, nel momento in cui io ero consapevole che avrei dovuto parlargli. Il ché era un po' come fare 6+1 al superenalotto.
    Sarei potuto andare tranquillamente alla pizzeria davanti casa sua, e aspettare che uscisse di casa. Ma non l'ho fatto.

    Considerando che quella è la zona dove la gente cazzeggia tutto il giorno, avrei potuto fare come loro. Avrei potuto dirmi: questa settimana me la prendo di licenza, e mi metto a sedere dalla mattina alla sera ad un tavolo, aspettando il momento giusto. Era semplice. Ma in qualche modo, non ho mai valutato questa ipotesi così semplice, forse perché ero preoccupato per la motivazione spiegata al punto 3.

 

Al di la di questo, ho sempre fatto caso a delle stranezze, che lì per lì non mi sembravano tali. Tipo quella volta in cui una domenica pomeriggio, con via di Valle Schioia deserta, l'avevo intravista per pochi secondi mentre stavo percorrendo la strada in motorino.

Mi chiedevo allora, come fosse possibile che lei che non usciva mai di casa senza essere accompagnata, si trovasse là dove non c'era nessun altro. In una domenica dove di solito la gente andava a passeggio per Anzio, e Lavinio era deserta. Io ero lì per provare il motorino, e per quel motivo non ero andato ad Anzio come tutti gli altri. Ma lei perché era lì? Vicino al bar “Cavallino Bianco”? Come mai in una Lavinio che conta 20 mila abitanti, ti vado ad incontrare l'unica persona a cui non riesco minimamente a rivolgere la parola? Strano, no?

Eppure lei era lì. Teoricamente era uscita di casa per fare che? Per farsi vedere mentre correva e poi si nascondeva dietro i cespugli?

 

Sicuramente l'amica di infanzia della tua ex, penserà leggendo queste righe, che io sono il “solito Joel che non capisce niente e che non è cambiato affatto”.

Ebbene: io non mi posso far giudicare da una che ancora dopo i trent'anni suonati, si mette ancora a giocare con le macchine aggiungendo spoiler, marmitte truccate, adesivi, e freno a disco rosso finto, che fa molto auto da competizione. È una persona infantile e inadeguata alla vita e ad affrontare i problemi reali che non merita ascolto.

 

Ora veniamo allo scopo di questa storia.

Tu povero Fabio, ti hanno fatto imbarcare in questa storia è ti spiego il perché. Ne sono certo, anche se non ne ho le prove dirette, che esista un interesse politico nel creare queste situazioni paradossali, per sostenere che esista una violenza di genere, che solitamente culmina con l'ex che picchia e uccide lei a coltellate perché non gli parla più.

 

Queste persone, perlopiù donne di stampo femminista, ipotizzano un modello di situazione dove c'è sempre un uomo dietro l'angolo incappucciato, che prima o poi colpirà la vittima.

Nella realtà, queste persone agiscono nei vari territori, portando a situazioni paradossali tipo “lo stalker” di Laura Pausini.

Ma gli altri non esistono??? Perché mai una persona si dovrebbe soffermare davanti ad una abitazione, e perché mai non c'è mai nessuno che passi di lì per chiedere: «Ma scusi, ma lei perché è sempre qui?» No questo non esiste.

 

È mio parere che nel momento in cui la donna si rifiuta di dialogare, trasmettendo la paura all'uomo... quel momento, è il punto in cui uno si imbestialisce.

È l'atteggiamento di paura, proprio come avviene per gli animali, a portare l'aggressività nell'altra persona.

I promotori del “femminicidio” sono coscienti di questo, e usano la gente per arrivare al loro scopo. Usano queste situazioni per promuovere leggi “anti-violenza” come dicono loro. Leggi che proibiscono alla donna e l'uomo, di recuperare la confidenza che è stata abolita già da tempo.

Le persone di potere sanno che se l'uomo e la donna si capissero realmente, per loro sarebbe un problema. Significherebbe che la famiglia sarebbe realmente un luogo dove un bambino apprende come comportarsi nella vita.

 

Io invece mi immagino la tua ex, che se per caso avesse messo al mondo qualcuno, questa persona crescerebbe con un mondo di paure attorno, e con l'incapacità di reagire ai problemi, e di farsi avanti nella vita. E mi immagino che nel momento in cui verranno lette queste righe, ci saranno una coltre di persone attorno che diranno “ma no, non è così”. Invece è così!

 

A quelli là che ti hanno detto «fai questo! Fai quell'altro!», non gli è mai interessato dello stato di salute psicologica della tua ex, che ancora oggi a 33 anni, si nasconde dentro casa se qualcuno mi vede in giro.

 

Se io decido di investire il tempo, le risorse, il denaro, nel raggiungimento di uno scopo impossibile da raggiungere, quanto mi occorrerà per fare ciò?

Quante energie serviranno?

Risposta: infinite

 

Che cosa sta accadendo con questa storia Fabio?

Quanto la cosa dovrà crescere prima di implodere?

 

Io però penso una cosa...

Tu che sei il tipo la cui unica preoccupazione è quella di sapere se la porchetta di Anzio è bona come quella di Ariccia.

Tu, che hai passato tutto il tempo con la tua ex, a pensare quando sarebbe successo...

Tu meriti tutto questo. Perché tu sapevi e potevi liberarti del problema; potevi andare al mare con lei, e sederti in spiaggia senza sentirti un ombra alle spalle che ti osservava.

Ma tu hai scelto di no, pur sapendo che io avevo maggiori difficoltà, perché ero tenuto all'oscuro di tutto.

Allora mentre tu eri insieme alla tua ex alla spiaggia di Rivazzurra, e lei continuava a non parlarmi, e a mantenersi distaccata e indifferente, io ero lì che non sapevo cosa fare. Qualcosa non mi tornava.

 

Ogni volta che cominciavo a ragionare su come fosse cominciata questa storia, tornavo sempre alla conclusione, che se era “così” non poteva essere “quello” il motivo, e questo mi portava sempre alla conclusione che avrei dovuto aspettare. Non sapendo che si era investito molto sul fatto che le cose dovevano andare obbligatoriamente in una direzione.

 

E alla fine caro Fabio, le persone che ti hanno fatto mettere insieme a lei, sono le stesse che hanno deciso quando era il momento di finirla, e sono sempre le stesse che ora ti mantengono a mezz'aria.

Non pensare perciò, che la tua decisione di far finta di niente, sia realmente la tua. Tu che te ne stai lì a farti la braciolata, e facendo finta che non sia successo niente.

 

Ma tu come altri, e in altre situazioni non tanto dissimili, avete deciso di “stare al gioco”.

Tu, il “Pelloni” che esce con me ma fa finta per anni di non conoscere te, e tante persone che sembrano appartenere a quell'ambiente degradato della periferia di New york, che guadano la tv sorseggiando litri di birra e pepsicola, e si fanno di roba.... Voi... dovete vivere la sofferenza fino a quando non capite che siete voi gli autori di tutto ciò, e che mentre pensate a queste cazzate vi stanno pisciando in testa.

Quindi non sono io il problema se voglio o non voglio parlare con lei, e tante altre cazzate.

 

Voi dovete arrivare al punto in cui vi ritrovate a mangiare il pane raffermo ammuffito, e dove finalmente vi rendete conto che non è stato Joel a farvi questo. E che probabilmente avete aiutato in questo modo, una serie di situazioni che oggi servono ad imporre una dittatura.

Voi dovete capire cosa significa stare senza cibo, nello stesso modo in cui stavo senza cibo io, perché a casa non c'erano i soldi. E proprio in quel periodo di cosi grandi difficoltà, che è venuto fuori il problema con la tua ex. Ma dove sempre l'amica ritardata della tua ex che si ritroverà a quarant'anni a fare gare di stereo truccati... non riuscendo a comprendere il dolore, e certe situazioni, si permette di prendermi per il culo. Lei, che proprio perché è una milfona ritardata, non dovrebbe azzardare queste ipotesi, ma dovrebbe pensare un po' di più ai cazzi suoi.

 

Io Fabio, non potendo vivere in una situazione che ormai non si può risolvere semplicemente parlando con la tua ex, continuerò comunque a combattere, e ad assicurarmi che nessuna persona che pensa che sia normale una cosa del genere, possa essere considerata parte di una società normale, e possa essere fonte di ispirazione per le generazioni future.

Penso anche, che se la gente pensa che questa situazione sia normale, è anche giusto, per una questione di igiene sociale, che questa gente non metta al mondo figli che poi la pensino come loro.

È un fatto che riguarda la sopravvivenza della specie umana.

 

Detto questo, spero che un giorno comincerai a romperti le palle di tutto ciò, rifiutando i dettami di questo perverso schema.

Tu puoi decidere per te, senza dare ascolto a nessuno.

 

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