Lettera #8 (17 marzo 2013)

Domenica 17 Marzo 2013

Mia amata Laura,

ho visto che nonostante io abbia organizzato il matrimonio, tu ti fai sempre negare. Io continuo ad amarti, e non ho paura a dichiarartelo.

Ma un mio amico, mi ha detto che non funziona così.

 

«Come funziona?», gli dissi.

 

Lui rimase a pensare raccogliendo i pensieri, e poi rispose:«bè, tu non è che vai da una, e glie dici se se vole mette insieme a te».

Sono rimasto a riflettere, e poi lui vedendomi pensieroso mi rivelò la soluZIONe. Riprese a parlare sospirando:«allora Josecan*, per prima cosa gli dai un appuntamento, e lei si presenta con un amica».

«E che cosa devo fare con l'amica?».

Per un po' ha smesso di parlare.

 

Ti riassumo il resto del discorso. Allora in pratica, lui mi ha consigliato di invitarti da qualche parte, dicendoti che io sarei uscito con un amico mio (cioè lui), e che se per caso tu volevi, potevi magari, trovandoti da quelle parti, portare un amica tua.

Ora tu mi dirai, di quali parti stai parlando? Di Anzio naturalmente.

 

Lo so che può sembrare strano che io ti dica queste cose con delle “lettere d'amore aperte” (leggibili tra l'altro da tutti), per poi far finta quasi che tu non conosca già quello che io provo per te. Poi il mio amico mi ha detto, che si, certo, tu ovviamente hai capito che tu mi piaci; ma che comunque bisognava fare questo, perché era così. Quindi Laura, io lo so, che tu lo sai, che io so, che tu lo sai.

 

Riprendiamo il discorso. Allora tu devi accettare questo invito, e ti presenterai all'appuntamento alla piazza di Lavinio mare. Ti porti anche un'amica.

Anzi, voi verrete con il treno, e noi vi passeremo a prendere alla stazione per andare a Lavinio mare.

Poi magari ci sediamo al bar, e chiacchieriamo del più e del meno, e dopo aver letto questa lettera, devi leggere l'allegato che ti invierò per posta elettronica, dove ti spiego di che cosa dobbiamo parlare.

Poi, arrivato un certo momento, io ti chiederò se posso parlarti un attimo da sola, e tu mi dovrai rispondere che devi andare un attimo al bagno, insieme alla tua amica.

Allora io, mentre tu sarai al bagno, dirò al mio amico di chiedere alla tua amica, se per caso vuole andare a fare una passeggiata con lui (cioè il mio amico, insieme alla tua amica).
Allora a quel punto, la tua amica dirà che vuole andare al bagno, e che vuole che tu l'accompagni.

 

Quindi chiedo al mio amico, se per caso vuole andare lui al bagno, così quando tu e la tua amica tornerete, almeno mi troverò da solo io, con te e la tua amica, senza dovermi subire l'espressione del mio amico, mentre ti chiedo se per caso, ti andrebbe di uscire insieme a me una sera.

 

Ma il mio amico mi dovrà rispondere, che no, prima avrebbe aspettato che tu e la tua amica tornaste, e poi si sarebbe alzato per andare in bagno.

 

Quando poi lui si dovrà alzare, voi dovrete chiedere se per caso è tardi, ed è ora di andare via. Lui risponderà di no, e voi finalmente rimarrete sedute al tavolo (fuori uno!).

E quindi finalmente potrò parlarti, però siccome mi sento ancora imbarazzato, chiederò alla tua amica, se per favore può lasciarci un attimo soli. Tu annuirai un si, comprensivo. E con un gesto farai capire alla tua amica, che è ora di togliersi dalle balle (fuori due!).

 

Io, in seguito, ti dovrò chiedere se per caso, una sera, ti andrebbe di uscire con me, e che tu sei una ragazza carina, e mi piaci. Poi tu mi risponderai, che tu per il momento non te la senti di uscire da sola con me; poi io ti chiederò il perché di questo, e nel momento in cui starai cominciando a rispondere, arriverà un tuo amico, che poi quando si presenterà, dirà di essere un carabiniere (anche se non è vero), e dirà che era venuto a cercare te e la tua amica, perché vi stava aspettando.

Tu non mi dovrai dare la risposta del perché, per il semplice motivo che ci siamo messi d'accordo così, e quindi è così. Capito?

 

Poi il tuo amico, quando io gli chiederò perché fosse venuto lui a prendervi, visto che eravate venute in treno facendo un sacco di chilometri, mi risponderà che lui vi aveva accompagnati fino alla stazione di Padiglione (quella precedente), e che poi voi da la, avevate preso il treno. Lui dirà anche che avrebbe dovuto aspettare lì, ma che si era fatto troppo tardi, e quindi era venuto a Lavinio mare a prendervi.

 

A questo punto ti risulterà che questa cosa che dovremmo fare per vederci, non sia logica. Questo è vero, visto che io già ti ho detto cosa provo per te, è assurdo fare una cazzata del genere. Però il mio amico ha detto che va fatto così, e sa lui il perché.

 

Ma non è finita qui. Una volta che tu e la tua amica, e il tuo amico, ve ne sarete andate, io dovrò dire al mio amico cosa è successo; e lui mi dovrà rispondere che le donne sono fatte così, ed è normale.

Poi risaliremo la strada che porta da Lavinio Mare a Lavinio stazione, aspettando però, che si faccia quasi l'ora del tramonto. Verso quell'ora il sole, con il suo colore caldo, illumina il lato delle case esposto verso il mare. In questo modo, risalendo da Lavinio mare, a Lavinio stazione, si vede chiaramente tutto quello che c'è nelle case con le finestre aperte che danno verso il mare.

Tu dovrai metterti in una di quelle case, che hanno una di quelle finestre, che danno verso il mare.

In questo modo i tuoi occhi luccicanti color azzurro, saranno ben visibili anche ad un chilometro di distanza.

Già mi immagino quando tu sarai lì, affacciata a quella finestra, con il tuo sguardo che mi travolgerà in quanto io mi aspettavo di non ritrovarti proprio a quella finestra, mi lascerà un ricordo indelebile di te.

 

Poi Laura, una volta che avremmo fatto tutto questo, ogni tanto, quando sarà l'ora giusta, ti dovrai riaffacciare a quella finestra. Ci sarà una persona incaricata, che ti avvertirà, quando tu dovrai farlo.

 

Io poi, dopo qualche mese, dirò al mio amico che quel giorno che eravamo usciti insieme, mi era sembrato di vederti affacciata alla finestra, ma che non ero sicuro in quanto tu, da quello che ho capito sei bolognese o giù di lì. E lui dovrà rispondere che visto che non sono sicuro, è inutile che io mi preoccupo.

 

Lo so Laura che per fare queste cose ci vuole tempo, e poi tu dovresti anche lavorare ogni tanto. Ma non ti preoccupare, che il mio amico mi ha detto, che ti verrà dato uno stipendio mensile e così potrai mantenerti. Diciamo che questo sarà il tuo lavoro in futuro, e direi che così non è male.

 

Ogni tanto dovrai affacciarti alla finestra, sempre verso l'ora in cui la luce del tramonto batte sulla tua finestra. In questo modo tu mi apparirai come la donna angelicata che mi saluta da lontano, e che però non ti parla mai. Per circa 2 anni, dovremmo andare avanti con questa storia, con la variante che ogni tanto dovrai apparirmi in mezzo alla strada, quando meno me lo aspetto.

Ma solo per pochi secondi, e solo quando comincio a dimenticarmi che tu eri quella a cui una volta ho chiesto di uscire. In realtà se vuoi, possiamo andare avanti per decenni, e anche a me darebbero uno stipendio per fare queste stronzate.

Ma dobbiamo farlo Laura, perché il mio amico mi ha detto che le cose funzionano così, e non secondo la mia testa.

 

Rimane il problema che facendo così, dovremmo saltare il matrimonio.

O forse c'è un modo per inserire il matrimonio in questa cosa che dovremmo fare, e ti verrà dato un permesso speciale per uscire di casa il giorno del matrimonio, per lo stretto tempo necessario della cerimonia.

 

Ora che ci siamo messi d'accordo, aspetto solo una tua conferma.

Ti voglio bene Laura.

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