Cinzia F. ti ricordi di me?

Giovedì 7 marzo 2013

 

Cinzia F. ti ricordi di me?

 

Ieri stavo guardando alcune foto, quando all'improvviso ho cominciato ad avere un ritorno di memoria.

Io ti ho conosciuta ad una gita che abbiamo fatto con la scuola alle isole Tremiti. Quel periodo per me non era molto bello, ma l'averti conosciuta mi ha cambiato la vita. Ero in una prigione emotiva nella quale ero (stato?) intrappolato, e dopo quella gita il mondo mi è cambiato.

 

Io ti ho visto ballare nella discoteca dell'albergo insieme alla tua amica Laura. Non so esattamente cosa ma mi ha fatto tenerezza in quel tuo modo di essere.

Poi durante la gita abbiamo parlato. Non mi ricordo di cosa, ma abbiamo parlato.

Quando eravamo tornati a Nettuno con il pullman, siamo scesi, ed io ti ho aiutata a portare la tua valigia di cuoio. Non era molto pesante, e tu forse l'avresti portata anche da sola.

Ma qualcosa ci aveva unito, ed in un certo senso c'era un affiatamento tra di noi.

 

Nei giorni successivi, avevo deciso di dichiararmi a te, e di vincere la mia timidezza.

 

Quello fu il periodo, in cui c'erano le feste con tutte le classi che avevano fatto quella gita in cui io e te ci siamo conosciuti.

Io ero in una di quelle classi con trenta persone: eravamo tutti ragazzi. Peggio di una caserma.

Tu eri nella sezione del liceo scientifico-tecnologico, che sembrava una sezione più signorile rispetto al resto dell'istituto tecnico.

C'erano anche molte ragazze, il che era strano per un istituto tecnico che assomiglia più o meno ad un istituto carcerario.

Quelle due classi, la mia e la tua si erano unite, e tutto sembrava mitigarsi in un clima, che prima era solo maschile. Anche quelli della mia classe erano contenti che c'erano più ragazze.

Abbiamo fatto tante feste in quel periodo. Una sera dovevamo vederci tutti a casa di Laura, e un mio compagno di classe mi aveva dato buca all'appuntamento che avevamo davanti l'istituto d'Arte di Anzio. Io ero partito da casa tutto contento di poterti rivedere. Quel periodo abitavo a Borgo Sabotino, e io nonostante la distanza, non vedevo l'ora di prendere il motorino, e venire a quella festa. Poi quando mi sono reso conto che sarebbe stato impossibile capire dove si trovava casa di Laura, me ne sono tornato a casa. Maledetto quel compagno di scuola che si era dimenticato di passarmi a prendere.

Poi più in là c'è stata un'altra festa. Stavolta l'indirizzo lo sapevo, ed ora che sto ricordando, credo proprio la casa fosse di quel compagno di scuola che la volta prima mi aveva dato buca.

 

Prima di dichiararmi a te, ero al massimo della felicità, nell'idea che saremmo stati felici insieme.

Una sera, non mi ricordo esattamente quale, ero a casa e cantavo delle canzoni che mi inventavo sul momento. Ero felice. Mia madre mi guardava ma non sapeva il motivo per cui stavo così. Io non gli dicevo quasi mai niente, perché ogni volta che gli parlavo, lei mi diceva che aveva dei problemi.

 

La sera in cui mi sono dichiarato a te, eravamo in una casa di campagna. C'era la festa con la musica da discoteca del momento. Alcuni compagni di classe facevano i DJ. Qualcuno mi dava dei consigli su come mi sarei dovuto comportare con te; consigli dati da “esperti” del momento. Ormai si sapeva che mi piacevi, ma la gente preferiva non dirmelo apertamente.

 

Finalmente sono riuscito ad avvicinarti, e tu mi hai detto:«non ti preoccupare, mica ti mangio». E perché mi avresti dovuto mangiare?

 

A quel punto io ti ho chiesto se volevi stare insieme a me, e tu mi hai risposto che potevamo essere amici, e tante altre stronzate del genere.

Eppure tu avevi quell'aria da cigno di Tchaikovsky quando abbassavi lo sguardo chinando la testa da un lato, che avrebbe intenerito chiunque.

Quello è il lato di te che mi aveva conquistato. Mi ricordo ancora quando parlavi con il tuo “nasino”, e riuscivi a dire delle cose che in realtà avrebbero arrabbiare chiunque; ma tu le dicevi in quel modo che faceva tenerezza, e che nessuno ti avrebbe mai potuto dire niente.

 

Poi io dopo che ti ho detto se volevi stare insieme a me, tu mi hai detto, che “non è che io non andavo bene”, ma a te piacevano «o uno, o 10, o cento», e che non avevi delle preferenze.

Poi mi hai detto che andava bene che io ti avessi detto cosa provavo per te, ma che non ti dovevo «assillare». Da dove proveniva quel tuo pensiero che io ti avrei assillato?

 

Poi io ti ho risposto con delle frasi che ora non ricordo, e tu mi poi chinavi di nuovo in giù la testa, e dicevi con la tua solita espressione da cigno di Tchaikovsky:«si, infatti».

 

Un giorno poi abbiamo fatto un'altra festa, ma questa festa sembrava più triste delle altre.

Siccome io venivo da Borgo Sabotino, ho approfittato di un passaggio da Nettuno, per andare fino a Lavinio dove era la festa.

In realtà potevo benissimamente andare direttamente a Lavinio facendo qualche chilometro in più. Ma in questo modo non avrei fatto il viaggio insieme a te, che abitavi al quartiere Europa, e che partendo da Nettuno da davanti alla scuola, ci saremmo ritrovati in viaggio insieme.

 

Io, nonostante il tuo rifiuto, ero ancora convinto di poterti convincere e avevo anche scritto una lettera da darti in modo che tu la potevi leggere anche a casa quando eri sola, e pensare se davvero volevi negarti a me, oppure no.

 

Comunque.... dopo essere arrivato a Nettuno, una professoressa ci carica sulla sua auto, e ci ritroviamo a Lavinio, ma non dove c'era la festa. Ci aveva lasciati alla stazione.

Perché lasciarci un chilometro prima dove averne fatti tanti da Nettuno fino a lì?

In quel momento la questione non mi aveva incuriosito.

 

Dalla Stazione di Lavinio, percorrendo a piedi Via di Valle Schioia, siamo arrivati all'altezza di quella casa vicino al bar dei cacciatori, quella dove c'è la parrucchiera, e lì abbiamo girato alla traversa di via Cavalcanti. Ricordo quel percorso come se fosse ieri, perché io in quel momento mi sentivo liberato da una presenza che mi aveva dominato per due anni.

Poi abbiamo proseguito fino alla casa dove c'era la festa.

(Ho fatto anche una mappa per ricostruire il percorso, clicca qui).

 

Quella sera, e forse quella sera, è stata l'ultima festa che era stata fatta in quel periodo, la ricordo con tristezza, perché dopo che ti ho dato la lettera, tu dopo l'hai gettata in terra senza farti vedere. Io l'ho raccolta, ed è stato come un pugno chiuso nello stomaco.

Perché ti sei comportata così?

 

Poi ci fu il momento in cui io dimenticai il tuo volto, ed anche se frequentavamo la stessa scuola, era come se tu non ci fossi. Ed era una cosa strana, perché io oggi non mi ricordo affatto se tu eri lì o no. Eppure quando c'era stata quell'ultima festa, eravamo ancora al biennio, e c'erano ancora tre anni scolastici davanti a noi. Ma tu eri stata cancellata dai miei pensieri.

 

Erano passati tanti anni dal momento in cui ti ho rincontrata di nuovo.

Io ero tornato da qualche tempo dalla missione in Libano del 2007/2008, dove dovevo fare la guardia a dei tizi che piantavano dei bidoni blu nel terreno, che servivano per la pace. Non avevo capito il nesso, ma mi pagavano.

Al ritorno da quella missione ero a pezzi, e dicevo a me stesso di resistere, che un giorno finalmente avrei sistemato le cose.

C'era un comandante quel periodo del Libano, che dicevano essere raccomandato da Romano Prodi. Una garanzia di qualità quindi.

 

Nei periodi successivi alla missione, cercavo il più possibile di distrarmi dal lavoro, che era diventato una vera incombenza.

E quando ero ad Anzio, pensavo solo a fare passeggiate al centro di Anzio, o uscire la sera al Borgo.

 

Un giorno come era solito, stavo facendo una camminata ad Anzio insieme a Stefano, ed ho avuto un strana sensazione, quando ho incontrato due persone che non incontravo da tanto tempo. La prima persona stava parlando ad un altra persona che gli stava di fianco. Poi poco dopo, c'eri tu che stavi parlando con un altra persona.

In quel momento mi sono chiesto: ma guarda tu chi incontro che non vedo da tanto tempo. E la cosa che mi aveva incuriosito, era il fatto che non una, ma due persone (che tra l'altro non vi conoscevate), che non vedevo da molto tempo, le ho incontrate in un breve momento.

Sia tu, che la persona che ti precedeva di due o tre metri, non mi avevate riconosciuto.

 

Perché Cinzia, non abbiamo potuto vivere quell'esperienza positiva, di amore, e di gioia, a cui tutti ragazzi di quell'età hanno sacrosanto diritto? Cosa ci ha ostacolato?

 

In quel periodo dopo la prima volta che ci siamo rincontrati ad Anzio, ti ho rincontrata nuovamente, mentre stavi percorrendo il lungomare che porta dietro al porto. Tu dovevi essere insieme a i tuoi genitori immagino. Avevi sempre la tua espressione da cigno di Tchaikovsky, e sembrava ancora che tu stessi pronunciando le tue solite parole. Ci siamo incrociati, ed io ho tentato di salutarti, e mi è sembrato di essere ricambiato nel saluto. Ovviamente nella tua maniera stile cigno di Tchaikovsky.

Eppure era passato così tanto tempo, ed io ti avevo rimosso dalle mie sensazioni.

Perché tu sei ancora così?

Che fine avevi fatto tutto questo tempo?

Perché non ti ho mai incontrata ad Anzio o a Nettuno?

 

Poi è passato circa un anno, ed io ero in un periodo di sconvolgimento di tutte le mie credenze. Erano i giorni in cui ero andato all'ospedale di Anzio per operarmi al setto nasale (luglio 2009 credo), che poi dopo qualche giorno sarei dovuto andare a togliermi i tamponi.

Il giorno in cui avevo l'appuntamento per togliermi i tamponi, sapevo che avrei incontrato qualcuno.

Ma non mi immaginavo di incontrare te, Cinzia.

 

Tu eri in piena gravidanza, e non trovavo logico che tu facessi tre piani a piedi. Ma tu li hai fatti lo stesso, così quando sei arrivata sul pianerottolo potevi dire di non essere assillata, e che quello non era il momento. Io, era come se ti dicessi che “se avresti preso l'ascensore, avresti fatto sicuramente meno fatica”. Tu era come se mi rispondessi, “si infatti”. Sempre con la tua espressione da cigno di Tchaikovsky.

Poi abbiamo avuto qualche minuto di tempo per parlare, proprio in un momento in cui ci sarebbe voluto un tempo più largo e disimpegnato. Ma i due medici che ci dovevano visitare ci hanno chiamato, e nel momento in cui avremmo finito la visita, non ci saremmo più rivisti.

 

Qualche mese dopo ti ho rincontrata vicino Villa Adele, e tu avevi sempre quell'espressione da cigno di Tchaikovsky, e mi hai salutata come per scusarti da un qualcosa che avevi fatto. Perché cosa hai fatto?

 

Qualche anno dopo in un momento in cui stavo riordinando le idee, e stavo ripensando al giorno in cui tu avevi buttato la mia lettera per terra, ho rincontrato di nuovo la professoressa che ci aveva accompagnato quel giorno. Lei si ricordava molto bene di me, e non ha esitato a fermarmi per salutarmi. Mi chiedo come abbia fatto dopo tutti quegli anni a ricordarsi così prontamente. Io non mi ricordavo bene di lei. Lei mi ha detto che era una tua professoressa del liceo scientifico-tecnologico, e allora ho ricordato.

Poveri insegnanti che vanno a fare le manifestazioni contro la precarietà. Mi piacerebbe capire chi ha sostenuto quella classe politica, che ci ha portato in queste condizioni.

 

E tu ora Cinzia cosa fai?

Sono passati circa 17 anni dal giorno in cui hai buttato la lettera per terra, quando eravamo a quella festa. Quel giorno in cui uno dei tuoi compagni di classe (quello paffutello con gli occhiali), mi faceva strani discorsi sulla socialità.

Io mi ti immagino in giro per Anzio, sempre con la tua espressione da cigno di Tchaikovsky, mentre ogni tanto ripeti a te stessa:«si, infatti».
 

Qui di seguito una canzone dedicata: Francesco Guccini - Cirano
 
 

Aggiungi un commento

Filtered HTML

  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <blockquote> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
CAPTCHA
Trascrivi il codice generato nell'immagine
Image CAPTCHA
MAIUSCOLE & minuscole contano!