La vecchia palestra di Luttazzi.

Ai tempi della palestra di Luttazzi, si poteva leggere il post: Mentana a Elm Street. Era una specie di post iniziatico sulla satira. Come ho fatto con un altro post (il cosa e il come), vi ripropongo anche questo.

Il mio suggerimento è di trarne il significato, al di là delle proprie appartenenze politiche, e quindi tradurre in varie lingue, partendo dal presupposto che…

 

Una battuta satirica rivela il tuo mondo di valori e ti giudica di fronte alla storia.

 

Mentana a Elm Street

Di Daniele Luttazzi

 

La satira è nobile perché il suo bersaglio (il potere e le sue declinazioni oppressive) merita di essere attaccato. E’ questo principio a rendere disgustoso e fascistoide, invece, il ridicolo a scopo di tortura (le foto di Abu Grahib); il dileggio verso chi ha subito un torto (le foto di Veronica Lario a seno nudo pubblicate da Libero); e lo sfottò continuo contro chi osa opporsi all’illegalità berlusconiana (gli editoriali di Renato Farina su Panorama prima che venisse scoperta la sua attività spionistica per conto del Sismi; i corsivi di Marcenaro sul Foglio; gli attacchi del Giornale; i fondi di Feltri; lo scherno di Ghedini contro la Bonino ad Annozero).

Il potere usa il ridicolo, il dileggio e lo sfottò per aumentare il conformismo generale. E' una tecnica di oppressione. Nelle sue memorie (The sunflower, 1970) Simon Wiesenthal racconta degli ebrei impiccati dai nazisti nella piazza di Lemberg. “Un buontempone… attaccò a ogni corpo un pezzo di carta con su scritto carne kosher ” dopodiché, per giorni, i cittadini di Lemberg risero dei prigionieri dei campi di concentramento che i nazisti portavano a lavorare in città perché “vedevano in quegli ebrei altra carne kosher a passeggio”.

Il dileggio invita la massa a prendere le distanze dalla vittima e a partecipare del divertimento sadico del violento.*

Shakespeare attribuisce ai suoi cattivi (Iago, Shylock) questo humor crudele proprio per definire la loro immoralità: uno stratagemma narrativo che ritroviamo nel Joker di Batman, nelle gag da incubo di Freddy Kruger e nella comicità assassina di Hannibal Lecter. Il potere è sovraumano in quanto disumano. Ti illude che, unendoti a lui, diventerai predatore: ecco spiegati i sondaggi sulla popolarità del premier. E tu, non ridi alle sue barzellette?

Un disagio del genere ha finalmente aperto gli occhi a Mentana. Conosco la sensazione. E' come sniffare wasabi.

* partecipano della comicità fascistoide molte vostre "battute" arrivate in palestra. Es:
Tumore seno: una vittima ogni 45'. A rischio i campionati di calcio femminile.
Venduto il costume originale di Superman. In omaggio una sedia a rotelle e una macchina per respirare.

p.s.: in molti avete obiettato "E allora la tua battuta sul feto abortito che sa di pollo crudo?". Come se l'argomento fosse il buon gusto. L'umorismo è sospensione del sentimento e può arrivare fino al cinismo; ma se sei cinico a spese di una vittima e ne prendi in giro la sofferenza, fai umorismo fascistoide, cioè eserciti una violenza. (La battuta del feto abortito invece prende in giro me e l'idea che io, per esprimere quel giudizio, ne abbia assaggiato uno.)

Variazione satirica della battuta fascistoide:

 

"Sempre più vittime per il tumore al seno. Per ovviare ai tagli sulla ricerca sospeso il rimpatrio delle immigrate clandestine." (Mattia Manica)

 

Lo stesso accadrebbe (si tratterebbe cioè di satira, non di violenza) se a fare la battuta sul tumore al seno fosse una donna colpita da tumore al seno. Mai sottovalutare il valore del contesto: Richard Pryor può fare tutte le battute che vuole sui "niggers"; le stesse battute in bocca a Woody Allen diventerebbero razziste. Anche se a Woody Allen facessero ridere. (E' proprio il criterio della "risata del comico" a far sì che tu possa essere giudicato per quello che sei. Se fai battute razziste perché ti divertono le battute razziste, sei un razzista.)

Il punto non è se una battuta fa ridere o meno. Si ride per il meccanismo comico e l'abilità consiste nell'imparare la tecnica migliore per scatenare il riflesso della risata; ma se questa abilità ti serve a veicolare un'idea razzista, sei un razzista.

Ecco un esempio di comicità nazista trovata da Ska:

(Campionessa mondiale di nascondino, 1942-1944)

Il meccanismo di questa gag può farvi ridere (per riflesso), se però vi compiacete della risata che suscita in voi, siete nazisti.
E' il riso di scherno sulla vittima. Una vittima reale, non ipotetica.

La palestra è utile anche per imparare a soppesare questi equilibri. Altrimenti si rischia di finire come la CIA con bin Laden.

 

mail (14 maggio)

Giorgio Montanari e Matteo mi scrivono di una scena dei Griffin nella quale Peter mangia patatine in modo molto rumoroso nel rifugio di Anna Frank mentre soldati nazisti si trovano a portata d'orecchio. Giorgio:

 

Una battuta anche sacrilega su certi orrori può rendere ovvio l’orrore che resta reale anche quando il taboo viene infranto. Non è ragionevole supporre che certe battute rinforzino il senso critico del pubblico e lo responsabilizzino?”

 

L' esempio dei Griffin calza a pennello. E' il tipo di banalizzazione della violenza sulla vittima (comicità fascistoide) cui mi riferivo. Tv e internet la stanno diffondendo nel mondo da diversi decenni attraverso la spensieratezza apparentemente innocua dei cartoon USA, non a caso mentre quel governo si rendeva responsabile di massacri reali e criminali, stampa propagandistica appresso.

Questo tipo di comicità è insidiosa: funziona infatti per tutta una serie di motivi sociologici e culturali che ne inducono l'esigenza. Cresce l'ansia sul tuo futuro, minacce vere incombono, i problemi sembrano irrisolvibili, e tu senti il bisogno di una fuga nella deresponsabilizzazione e nella forza muscolare che l'idea fascistoide può fornirti a buon mercato: “Ti lamenti che non hai più diritti e che abbiamo ridotto la tua vita uno schifo? Guarda, c’è gente che sta ancora peggio di te: a loro abbiamo tolto anche lo status di esseri umani.”

Occorre fare attenzione perché la regressione culturale è già oltre il livello di guardia, specie qua in Italia. Se uno ride di quella gag dei Griffin, deve porsi una domanda: quanto la mia scala di valori, in questi anni, senza che neanche me ne accorgessi, si è corrotta?

 

Una battuta anche sacrilega su certi orrori può insomma rendere ovvio l’orrore che resta reale anche quando il taboo viene infranto,”

si domanda Giorgio.

 

No, l'analisi dev'essere meno approssimativa. La violenza sulla vittima non è un tabù che si può infrangere come niente fosse. Ne va della democrazia. E della civiltà. Infatti è comicità fascistoide.

C'è un caso in cui si verifica quello che Giorgio auspica. Ne parlo in Bollito misto. E' il caso della "risata verde" dei cabaret di Berlino degli anni '30. Gli artisti si ribellavano alla violenza nazista esagerando la provocazione dell'orrore. "Su Hitler non mi viene in mente nulla" di Karl Kraus è un capolavoro di satira perché oppone orrore a orrore. E' satira però perché Karl Kraus sa come si fa e perché sappiamo chi è Karl Kraus. La stessa frase detta da Himmler o da Borghezio sarebbe una boutade nazista. (Valore del contesto e della tecnica.)

Insomma: nell'intrattenimento passano sempre più spesso contenuti fascistoidi perché "funzionano" e funzionano per tutta una serie di motivi bio-politici (là dove la politica si intreccia al biologico e al senso morale) che rendono appetibile la fuga nel disumano che il fascismo e il leghismo offrono.

E' un attimo caderci, se non si sta attenti. Paolo ad esempio mi ricorda il caso recente del comico Michael Richards, il Kramer di Seinfeld.

L'attenzione dev'essere collettiva. E' uno dei sensi della palestra. Fino a ieri nessuno in Italia si poneva il problema. Oggi, almeno mille persone in Italia sanno che il problema c'è. E' un inizio.

 

Matteo replica:

"So distinguere il bene dal male e non faccio dei Griffin il mio stile di vita, ma una volta a settimana mi piace ridere disumanamente. Ciò non fa di me un essere disumano. (...) Il contesto, come dici tu, conta molto: si tratta di un cartone animato. Americano. Del 2009. La tragedia dell'olocausto è di anni fa e trovo la libertà di riderne, nei limiti (contesti), una cosa positiva.
Mi pare di averlo sentito da te "Se non trovi niente che ti offenda, non vivi in una società libera".

 

Caro Matteo, una società libera ammette tutte le idee, anche le più trasgressive, ma non può ammettere l'idea violenta (quella razzista o fascista o nazista). L'idea violenta è già stata giudicata dalla storia. E' un'idea che, quando va al potere, cancella i diritti umani e la democrazia. La trasgressione culturale dei tabù e dei pregiudizi ("ciò che ti offende in una società libera"), che è legittima, non puoi paragonarla a un'idea violenta quale lo scherno della vittima. E' un equivoco tragico, AGGRAVATO dal fatto di venir banalizzato da un cartone animato.

 

E' una superficialità che non solo tu, ma nessuno può permettersi, soprattutto in tempi reazionari come questi.

 

mail 16 maggio

Scrive R. Giordani:

 

La scena dei Griffin non è scherno della vittima. Credo che lo scopo fosse quello di mostrare fino a che punto Peter sia incapace di trattenersi dal continuare a mangiare patatine, mettendolo nella situazione in cui l'importanza di fare silenzio è la più grande che lo sceneggiatore sia riuscito ad immaginare. Quindi l'oggetto della presa in giro è Peter, non gli ebrei.

 

Lo sceneggiatore usa l'olocausto per far ridere sulla fame di patatine di un cartoon. E' una banalizzazione nazista. La violenza non può essere eufemizzata. Anna Frank è una martire realmente esistita della persecuzione razzista nazista. Quella gag dei Griffin è una bestemmia.

 

Silvius nota:

La gag di Peter poteva essere riproposta in qualsiasi altra situazione. Si ride di rimando e paradossalmente senza neanche accorgersi del contesto. Questo è subdolo. Personalmente ho sempre mostrato parecchie critiche sulla struttura comica dei Griffin, critiche che sono state qualche tempo fa esposte in due puntate di South park.”

 

Esatto. Quella gag dei Griffin è blasfema non perché può venire fraintesa (come può capitare per altre battute) ma sempre. E' blasfemo che l'autore non si renda conto che NON SI PUÒ usare Anna Frank per un anticlimax comico. Addirittura in un cartone animato. Dopodiché, il meccanismo comico funziona e tu ridi. (La risata scatta in automatico per il meccanismo, non per il contenuto.) Ma se subito dopo non te ne vergogni, la banalizzazione blasfema ha avuto il suo effetto. Hai riso da nazista senza sentirtene in colpa.

Un altro esempio fascistoide, sempre dai Griffin, lo ricorda Francesco: il figlio Stewie sta seviziando in garage un bulletto che gli aveva rubato la bicicletta. Entra la madre Lois.

Lois:«Che sta succedendo qui?»
Stewie:«Stiamo giocando...alla famiglia...»
Lois:«Ma quel bambino è legato!-
Stewie:«Ehm...è...la famiglia di Roman Polanski.»

 

Marco suggerisce, per contro, un esempio tratto da Get Your War On di David Rees:

 

Questa striscia è satira pura alla Karl Kraus. Risata verde. Non schernisce le vittime. Oppone all'orrore della violenza l'orrore delle conseguenze di quella violenza.

Qualunque battuta, su qualunque argomento cui uno è sensibile, provocherà disapprovazione e non riso. Il caso dello humor cinico o noir lo dimostra; ma, ripeto, non è questo il punto.

Il punto è: se rido della violenza su una vittima reale; se mi compiaccio dello scherno su di lui; se, per dirla con la efficace sintesi di Andrea, la battuta si pone dalla parte del carnefice; la gag e la risata sono fascistoidi. E lo sono anche quando banalizzano l'atto del carnefice (scena dei Griffin). E' appropriato anche l'esempio di Mario: quando il Male durante il rapimento di Aldo Moro pubblicò la foto inviata dalle brigate rosse con sotto la scritta "Scusate, di solito vesto Marzotto", era sfottò fascistoide.

Duccio allora mi chiede con quali meccanismi si stabilisca da quale parte una battuta stia. Trae un esempio da Adenoidi, l'intervista di Marzullo a Hitler:

 

MARZULLO: Mi tolga una curiosità, dottor Hitler, farebbe mai l'amore con una ragazza ebrea malata di AIDS?
HITLER: Solo dopo averla cremata.

 

Come si stabilisce da che parte sta la battuta? Nello stesso modo con cui è evidente che la battuta di Kraus è contro il nazismo e non a favore: quando la battuta si assume il carico del dolore, invece di banalizzarlo. La satira ha gli strumenti semantici per farlo. E lo fa.

Anche quello scambio è satira (qui addirittura doppia) alla Kraus: attacca sia Hitler che Marzullo opponendo all'orrore del primo l'orrore più grande di quella domanda orribile, con effetto artistico grottesco. (Sul grottesco, rimando a Lepidezze postribolari, pag.330-333)

mail 17 maggio

Entuan fa un altro esempio: Letterman su Arafat.

 

Nei giorni in cui Arafat lottava tra la vita e la morte: «Notizie dal mondo: Yasser Arafat aggrappato alla morte.» Questa è satira o ha connotati fascistoidi? E' il potere Arafat, o un nemico (o qualcosa che assomigli a ciò) nel momento della morte?

 

Quella battuta di Letterman rivela il valore del contesto, in questo caso ideologico. Per chi considera Arafat uno che lottava per la liberazione della Palestina (buona parte dell'Europa e il mondo arabo), la battuta si pone dalla parte dello scherno ed è fascistoide. Per chi considera Arafat un terrorista (Letterman, Bush) la battuta attacca un bersaglio meritevole. Una battuta satirica rivela il tuo mondo di valori e ti giudica di fronte alla storia. (cfr. fotogag del Male.) La gag dei Griffin su Anna Frank sembra legittima, a un nazista. (Ecco perché non si può parlare di semplice "bullismo", in proposito. Quando si fa satira, quello ideologico è un contesto fondamentale.)

Altro esempio di contesto: quello temporale. Angelo T. propone questo esempio, relativo a una notizia vera:

USA. Aereo si schianta su cimitero: 100000 morti.

Questa battuta è fascistoide se detta nei giorni della tragedia. A distanza di tempo, diventa generica e si decanta in humor nero. Per questo motivo Lenny Bruce diceva:«La comicità è uguale a tragedia + tempo.» Faiv chiede spiegazioni:

 

“La comicità è uguale a tragedia + tempo. Allora un semplice lasso di tempo distingue humor nero da battuta fascistoide?”

 

No. “Tragedia + tempo” riguarda i temi nella loro genericità. Oggi, per esempio, puoi far ridere sul nazismo in senso generico o sulla tragedia dell'11 settembre. Quando però il comico americano Gilbert Gottfried fece in tv una battuta sull'11 settembre UNA SETTIMANA DOPO il fatto, la reazione del pubblico fu giustamente di angoscia e disgusto. Qualcuno fra i presenti urlò:“Troppo presto!”

Capitò anche a Lenny Bruce quando, subito dopo l'assassinio di Kennedy, in un nightclub di New York commentò il fatto con la battuta “Vaughn Meader è fottuto!”. Meader era un comico che aveva riscosso grande successo con un'imitazione di John Kennedy. Bruce trasgredì alla regola tragedia+tempo, certo: una regola relativa, non assoluta. Dipende dalla sensibilità del comico e del pubblico. Adesso, dopo tanto tempo, quella battuta non si capisce neppure, se non spieghi chi era Vaughn Meader. E' passato troppo tempo. Fra il troppo presto e il troppo tardi si situa la sensibilità dell'artista satirico. Con vari effetti di risata verde come corollario.

Detto questo, la premessa è che la regola "tragedia+ tempo" non vale MAI quando si strumentalizza una vittima REALE (Anna Frank). Qui non c'è tempo o contesto che tenga. Resterà SEMPRE una gag fascistoide.

(Va notato come, dopo l'oscar al film di Benigni, la comunità intellettuale ebraica di New York abbia deplorato la catarsi bizzarra di quel film e la strumentalizzazione dell'olocausto, usato solo come sfondo drammatico per la narrazione. Strumentalizzazione che invece è del tutto assente in un film sull'olocausto dai toni comici perfetti e struggenti, Train de vie.)

 

mail 18 maggio

Letto questo post, finalmente qualcuno (Lory86) apprezza la vera differenza fra quella mia battuta su Ferrara nella vasca da bagno (satira grottesca) e il monologo di Hicks (Limbaugh nella vasca da bagno) cui sui riferiva. Hicks schernisce Limbaugh usando in senso negativo l'epiteto "gay". La sua è una gag fascistoide.

(Molte battute di Hicks lo sono: Lasciandosi trasportare dal gusto per la provocazione, non sempre Hicks riesce a giustificare in modo satirico le enormità. Il risultato è che spesso cerca di far ridere a spese delle vittime. Diversi autori tv USA contemporanei, ispirandosi a lui e ad altri, scivolano spesso nello stesso errore. Salvatore ricorda un'altra gag dei Griffin in cui si forza la risata ricorrendo alla violenza gratuita contro madre Teresa:

A questo punto, quella degli autori dei Griffin si configura sempre più come una forma mentis, cioè un'ideologia, di banalizzazione fascistoide della violenza. South park, invece, è molto più attento e consapevole del confine oltre il quale non c'è più satira, ma solo dileggio fascistoide.)

Altri scoprono l'acqua calda e mi fanno gli esempi delle battute finto-razziste di Sarah Silverman e Andy Kaufman. Il loro procedimento ironico è evidente. Non si schierano coi razzisti.

Rilancio con un caso molto più ambiguo (scivoloni frequenti): quello di Borat. Vuole servirsi dello stesso stratagemma (incarnare la stupidità razzista, ironia), ma lo fa in candid camera con persone reali e spesso finisce col prenderle in giro, che se lo meritino (razzisti) o no (femministe). Infatti Borat, negli USA, è stato adorato dal pubblico di destra. Pericolosissima eterogenesi dei fini!

 

19 maggio 2009

In molti mi chiedete allora se quella a Vauro fu censura giusta, visto che era passato poco tempo dalla tragedia. Non fate confusione. Il bersaglio della vignetta di Vauro non erano le vittime, ma il governo Berlusconi. Era satira. Stop. La propaganda berlusconiana allora ha montato ad arte il caso strumentalizzando contro Vauro il dolore della tragedia per tappargli la bocca. L'operazione squallida è la loro.

 

Addendum

Il dramma accaduto ad Anna Tatangelo ha scatenato un intero sciame di battute fascistoidi, come prevedibile. Questo post, adesso, si rende evidente in tutta la sua urgenza. Non solo perché i disastri mentali causati da decenni di gag fascistoidi (in tv e sul web) vi fanno opercolare "battute" come questa:

 

Tatangelo: “ho perso il mio bambino.” Lo ritroverà.
Basterà usare un badile.

 

(calco fascistoide di una mia battuta di qualche anno fa:

 

  • Daniele, vorrei conoscere i tuoi genitori.

  • Ti servirà un badile.

     

Ma soprattutto per la giustificazione incredibile addotta da chi ha inviato quest’altra:

 

Evoluzione: morto il figlio di Anna Tatangelo e Gigi D'alessio”

 

Giustificazione che è stata data:

Non sono né fascista, né razzista né malvagio. Semplicemente sono di quella branca che pensa "la vita è triste e spesso cattiva e insostenibile: ridiamoci su, non ci resta che questo". Comprendo però il tuo punto di vista e ok il fatto di non volere battute "fascistoidi" sul TUO sito, hai ogni diritto. Credo però (da buon, forse immaturo, relativista) che il concetto di bene, male, giusto, sbagliato, fascistoide o meno sia molto relativo...”.

 

Non si può essere così superficiali.

  • Di Daniele Luttazzi il 5 Giu 2009 - 23:59

 

Note a margine

Questa discussione sul carattere fascistoide di certa comicità, sull'uso del dileggio come tecnica oppressiva, sui trucchi del potere... è interessantissima. Svela dei meccanismi che se non compresi fanno cadere in trappole pericolose, ma dà anche luogo a ulteriori domande cui è difficile rispondere razionalmente.
Ne stiamo discutendo in un forum e ci stiamo arenando su questa provocazione:

 

“Perché ridere delle disgrazie dei potenti dovrebbe essere catartico e aumentare la propria coscienza sociale, mentre ridere delle disgrazie dei non potenti dovrebbe rendere pessimi cittadini?”

  • Di Alessia M. il 21 Ott 2009 - 12:58

 

Cara Alessia, la satira non ride affatto “delle disgrazie dei potenti”. Fa ridere addossando loro la responsabilità dei loro comportamenti (che sono sempre, in ultima analisi, vessatori). Lo sfottò fascistoide, invece, dà la colpa alle vittime. Ecco perché è turpe.

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