Manifesto per un nuovo internet.

Manifesto per un nuovo internet, e per un nuovo modo di vivere.

Internet dà la possibilità a chiunque di pubblicare dei contenuti di varia natura, senza preoccuparsi troppo di quanto spazio questi andranno ad occupare nel web. Molto spesso, i video caricati tramite dirette streaming sui social network, non vengono neanche conservati sul proprio PC.

Si è quindi in una situazione dove i nuovi media, posseggono il nostro materiale, mentre noi no. Oltretutto, i costruttori di telecamere, e altri dispositivi di acquisizione, fanno molta pubblicità a prodotti che registrano a risoluzioni sempre più alte, e con un bitrate sempre più grande. Non considerando che la maggior parte del materiale video ad esempio, viene visionato su piccoli schermi, e che in realtà un dispositivo che registra in “alta definizione”, ha un prezzo più competitivo di un dispositivo che comprime il materiale prima di salvarlo sui supporti di memoria, perché meno il materiale viene compresso prima di essere salvato, meno energia elettrica viene consumata da questo processo per la compressione dei dati. E quindi le batterie annesse possono avere una minore capacità di accumulo di corrente, dove di conseguenza più la batteria è piccola, più il prodotto annesso diventa economico (le batterie solitamente sono molto incisive sul prezzo finale di un prodotto).
Inoltre un dispositivo che ha bisogno di salvare dei dati sempre più “pesanti”, ti spinge a comprare nuove memory card, e altri supporti rigidi che possano conservare sempre più dati. Se da un lato risparmiamo sull’acquisto di una telecamera, il costo si sposta sul fatto che dovremo
avere più spazio per i dati, fino a necessitare di un computer nuovo.

 

La tecnologia permette di elaborare testi molto lunghi, di copiare ed incollare da altre fonti, e questo però ha permesso a molti di trascurare ciò che si mette a disposizione nel web. Molte volte vedo siti e blog, in cui non viene curata la f_o_r_m_a_t_t_a_z_i_o_n_e, e il colore dei caratteri e dello sfondo viene impostato come se non desse alcun fastidio leggere i caratteri neri, su uno sfondo bianco.
Inoltre, essendo che non ci si deve preoccupare più di quanto costa la stampa fisica di un testo, molte volte si trascura la cura del testo stesso, senza considerare chi lo dovrebbe leggere.

 

I social network amplificano l’ego e il carattere narcisistico degli individui, bisogna prepararsi ad uscire dallo schema dei social, per evitare di esserne divorati.

 

Un sito internet, può essere uno strumento utile, dove l’ipertesto non è un semplice testo del libro, ma un testo interattivo dove si può creare un mondo interiore, con link che portano a navigare all’interno del sito stesso. Questo non per essere autoreferenziali, ma per creare quel tipo di comunicazione che una navigazione divagante, porterebbe fuori strada.
I social network hanno trovato un sistema per imporre la pubblicità in modo forzato, pubblicando post promozionali a pagamento, come se venissero dai tuoi “amici”.

 

Gli amici virtuali non sempre corrispondono agli amici reali, e talvolta ci si mantiene in contatto con persone, senza essere “aggiunti” alla lista degli “amici”, questo perché sappiamo che con i social veniamo osservati da altri, che tengono conto con chi si è in contatto e con chi no.

 

Inoltre gli amici virtuali prorompono sulla bacheca pubblicando contenuti a cui forse non si è interessati. E talvolta i social cambiano le regole di condivisione, e non ci si rende conto di che impatto avranno i nostri contenuti pubblicati per gli altri.

 

Tenendo in considerazione quanto detto sopra.

Vorrei cambiare questo mondo di internet, e chiaramente non mi illudo di cambiarlo dall’interno. Semplicemente, gradualmente uscirò da un certo tipo di utilizzo, spostandomi su ciò per cui internet è utile.
Rimarrò in contatto con chi vorrà esserlo, e non serve avere più visibilità, restando in un mondo competitivo dove la visibilità è una forma di economia, in cui io do qualcosa a te, e tu dai qualcosa a me; ma dove c’è sempre chi vuole avere di più di quello che ha dato, creando meccanismi speculativi che anziché essere economici, cioè basati sul denaro; quello che si guadagna invece è una maggiore
visibilità nella rete.

Vorrei limitare questo meccanismo speculativo e orientarmi gradualmente verso altri mezzi di comunicazione.

 

I mezzi che userò saranno:

Il sito internet, che state leggendo, curato al meglio, dove in molti post potete avere dei dati che possono esservi utili. Mentre altri post possono essere semplicemente mie ispirazioni, gallerie fotografiche e pensieri personali.

Ci saranno dei siti su piattaforma wordpress, monotematici, preparati appositamente per alcuni progetti, o molte volte per fare delle parodie di altri siti.

Probabilmente manterrò il canale youtube, con i miei video.

 

Non aspiro a diventare un grande punto di riferimento, semplicemente penso che ciascuno ha delle cose da esprimere. Esistono varie forme di espressione che non sono necessariamente scritte o sotto forma di contenuti multimediali, come ad esempio lo sport, un lavoro che ti piace fare, e altre cose che non necessariamente vedranno altri.

 

La mia filosofia si basa sul fatto che se metto cose utili qualcuno le leggerà, e se metto cose che mi ispirano anche se le leggerà uno solo io sarò contento.

Le statistiche del sito dicono che le persone gradiscono i post dove si spiegano delle cose, dove il pubblico legge anche i relativi allegati.

Questo è il tipo di internet che mi piace.
Non importa raggiungere
grandi numeri quando questi rappresentano correnti di pensiero massive, con persone che tendono a perdere tempo litigando sui social.

 

La posta elettronica sarà il canale comunicativo preferenziale, dove utilizzerò un sistema di posta gratuito, ma con limiti di spazio molto ristretti rispetto a quelli che siamo abituati ad usare. Ciò comporta che non userò più la posta come siamo abituati ad usare solitamente, ossia inviando posta a tutti, e senza tenere conto del peso dei dati allegati.
Il sistema che andrò ad utilizzare è slegato dal sistema che controllando i tuoi dati diventi bersaglio di interessi pubblicitari, che riempiono la cassetta della posta di email promozionali (e con tentativi di frode), che non hanno alcuna utilità.

Dovrò quindi creare una «lista bianca», ho già fatto dei test, e chi non sarà in questa lista, finirà direttamente nel cestino.

 

Ma come fare per coloro che si approcciano ad un primo contatto?

Ho creato un test, che oltre ad essere un efficientissimo antispam, è un modo per creare un protocollo di primo contatto, che un giorno potrebbe diventare universalmente accettato, e anche se non lo fosse, per me va benissimo e ognuno potrebbe attuare il suo, perché ciascuno potrebbe creare un modo personale per ottenere la stessa cosa.

Compilando il test, non voglio nascondere il mio mondo di valori, e anzi il test in un certo senso lo evidenzia. Quindi, benché il test possa sembrare simile ad altri test di psicologia, non è imparziale, e anzi è tendenzialmente fazioso, e tende ad essere un modo per stringersi la mano in senso energico, mettendo subito in chiaro che cosa mi aspetto dalle persone che entrano in contatto con me.

 

Ma allora la si può considerare una specie di imposizione?

Non mi aspetto che si risponda come voglio io. Non ci sono risposte giuste o sbagliate. Ma con internet si perde il senso del valore che la persona ha in quanto facilmente la si può contattare, e non ci si rende conto che una richiesta d’amicizia nella realtà non verrebbe fatta in modo così superficiale, per poi scoprire più tardi, che non la si pensa allo stesso modo.

Non si può neanche pretendere che ci sia una visione unica del mondo, ma io preventivamente voglio evitare fraintendimenti, e quindi anche per le amicizie virtuali, chiederò di compilare il seguente test:

 

Test per richiedere di essere aggiunto alla «lista bianca»

 

Dopo aver compilato il test, potreste essere aggiunti alla “lista bianca”, il che comporta che in futuro, quando userò il nuovo indirizzo email, queste persone saranno già in elenco in questa lista.
Ciascuno potrebbe creare un suo test, e fare la stessa cosa, non c’è nulla di sbagliato, nel considerare il nostro tempo prezioso. Voglio tornare ad un tempo, in cui ricevere una lettera di carta dava una certa emozione. Ora la lettera di carta non si usa più, ma bisogna considerare che c’è bisogno di tempo vitale per assorbire le informazioni, e quindi la posta elettronica va usata non dico come quando si mandavano le lettere nel 1800, ma con moderazione, e con un uso consapevole dei sistemi di comunicazione.

 

L’inizio dell’era del telefonino e il cambio delle abitudini sociali.

Riflettiamo su ciò che è accaduto nel momento in cui il telefonino, inteso solamente come mezzo per telefonare, e quindi mi riferisco alla fine degli anni 90, quando è entrato nella nostra vita.

Prima del telefonino come mezzo dato in dotazione a tutti, si ricevevano le chiamate a casa, oppure mentre si era in giro, si passava da qualche parte senza preavviso.

Ma le persone hanno cominciato a dire “vengo più tardi” e “casomai ti chiamo per vedere dove stai”, nel momento in cui il telefonino è diventato una cosa scontata.

E non solo…

Ma il fatto che questo strumento sia in mano a tutti porta delle complicanze sociali, laddove la comunicazione via radio tra due punti in movimento era riservata dapprima solo a determinati ambiti.

È cominciata l’era del “chi ci sta in giro”. E questo per evitare contatti non graditi, o semplicemente per sondare la situazione prima di uscire di casa.

Non ci si rende conto che è come se tutti fossero diventati pattuglie di controllo in giro per le strade, che comunicano la loro posizione, il tipo di persone che si trovano nel punto di osservazione, e la natura delle attività che si stanno svolgendo in un determinato momento e luogo.

Si dovrebbe fare una raccolta dei problemi nati dal momento in cui la telefonia mobile è diventata di uso comune. Adesso si parla solo dei problemi relativi ad internet, ma secondo me il problema è nato con il telefonino, quando ancora aveva solo i tasti numerici.

Perché «avvisare prima di passare» è diventato un obbligo informale, e questo ha spinto le persone a rifugiarsi dietro la tecnologia del telefonino, nonché a creare poi problemi dove prima quando ci si chiedeva se era opportuno passare o meno da una parte, questi problemi li si doveva affrontare per forza per pacifica convivenza nello stesso territorio.

 

Ma per gli eventi? Come faremo senza i social?

Prima di internet, prima del telefonino, ti affacciavi al balcone della piazza, tutti erano lì. In giro c’erano le locandine, e da ragazzino sono andato a vedere il Karaoke con Fiorello in piazza e l’unica cosa che ricordo è di aver visto una locandina in giro, e di esserci andato in qualche modo. Non c’erano queste preoccupazioni di vedere eventi su facebook. Lo stronzo che non ti invitava alla festa è sempre esistito, con la differenza che ora la tecnologia ha reso questo aspetto peggiore, perché ci si è illusi che se tutto è sotto gli occhi di tutti, allora come fai a nascondere le cose?

Semplicemente, mettendo nella lista degli “amici” centinaia di persone, che neanche saluti per strada. Un “mi piace” sulla foto, e tutto sembra confondersi, ma sotto la corazza di questa struttura, e nei messaggi privati esiste un altro mondo, del tutto represso che non si dice.

È vero che internet, ti permette di essere aggiornato su eventi che prima se abitavi a Colleferro, non potevi neanche immaginare esistessero. Ma la mole di informazioni come contrappasso ti oscura ciò che hai sotto gli occhi.

 

Un’alternativa possibile potrebbero essere dei calendari condivisi con il pubblico o solo con alcuni contatti scelti, per condividere eventi in cui cerchi di attirare più gente possibile, o solo dei conoscenti.

C’è anche il problema di non capire, che nella realtà dei fatti, per quanto riguarda ad esempio eventi pubblici, basterebbe un solo sito per informarti su qualsiasi evento, con orari e luoghi. Dove uno potrebbe selezionare delle preferenze, e avere in tempo reale le notizie su tutto ciò a cui si è interessato.

 

Non sono mai entrato in mondi come quello di whatsapp, perché non ho mai acquistato uno smartphone. E così come nei social, ritengo poco gradevole stare in un mondo dove per comunicare devi entrare in delle regole, dove alcuni credono che il “blocco” del contatto risolva i problemi.

 

Bloccare i contatti? Nuovi confini virtuali, ma reali.

Nessuno avrebbe immaginato 30 anni fa, di poter avere l’opzione di bloccare un numero di telefono, o l’arrivo di un certo tipo di posta cartacea nella cassetta delle lettere.

Poi è aumentata la pubblicità, e sono comparsi i cartelli con su scritto “NO PUBBLICITÀ” sopra le cassette delle lettere.

È nata una preoccupazione, che prima non esisteva. Ed è per questo che oggi necessito di difendere il tempo libero, creando un sistema in cui è permesso solo l’interazione con chi si vuole interagire tagliando tutto il resto fuori. Lasciando però una porta d’ingresso sempre aperta (in questo caso il test), che serve ad essere aggiunti alla «lista bianca».

 

Dobbiamo riflettere però, sul fatto che avendo dato per scontato che tutti abbiano un telefonino e un indirizzo di posta elettronica, abbiamo anche perso quella spontaneità vitale, di quando non esistendo questi mezzi di comunicazione elettronica, e vivevamo in un mondo con meno barriere. La tecnologia ha alzato muri che prima erano inimmaginabili.

 

Adesso le compagnie telefoniche come lliad promettono di bloccare direttamente tutte le chiamate indesiderate dei call center. Il problema però di qualsiasi mezzo antispam, è che nel cestino ci finisce anche quello che potrebbe essere di nostro interesse.

Perché prima dell’esistenza di questo problema dello spam, la cassetta delle lettere era quella con un indirizzo civico, e il telefono era quello fisso di casa. Le comunicazioni avevano un costo direttamente associabile al consumo, e a nessuno veniva in mente di usare in modo compulsivo un mezzo di comunicazione, dove oltretutto questi erano associati non a una persona fisica, ma il più delle volte ad una intera famiglia, che poteva in qualche modo intercettare la comunicazione.

Esisteva una certa cautela nell’usare il telefono, perché poteva rispondere chiunque; e lo stesso ragionamento valeva per la posta cartacea.

 

Quindi la rivoluzione dei telefonini e della posta elettronica è stata in un certo senso gradevole, per ricevere comunicazioni private in qualsiasi luogo del mondo. Ma allo stesso tempo esiste un mondo di gente furiosa, che “segnala” gli utenti delle rete, bloccando e cancellando i loro profili. Questo è un dato che dovrebbe preoccupare, perché è la folla che incitata da comportamenti discriminatori, può decidere di bloccare l’individuo che ha affidato il suo mondo personale a dei sistemi di comunicazione che vengono gestiti da chi non si può contattare direttamente.

E se un profilo sui social oggi è un sistema non solo per condividere notizie, ma anche per scambio di messaggi, di denaro, e per molti una specie di passe-partout per loggarsi in molti siti senza iscriversi, nel momento in cui si viene "cancellati" si perde qualsiasi contatto con questi, e nel contempo cosa accade ai messaggi e ad una eventuale raccolta fondi da riscuotere?

 

Devo quindi, non potendo fare affidamento su qualsiasi sistema basato su algoritmi, perché questi sono influenzati dai comportamenti massivi delle persone, creare un mio sistema antispam personale. E per quelli che entreranno nella «lista bianca», sarà come ritornare a dei ritmi più lenti, e quello che spero è che la email e il telefono diventino strumenti con cui comunicare l’utile, e lasciare fuori tutto il resto.

 

Conclusioni.

L’illusione continua che dà la tecnologia di poter gestire la propria vita al meglio, prima o poi terminerà.

Non solo, i social ci porteranno ad essere più blindati tra le mura di come si era prima di questi.

Ci si è illuso che internet abbattesse i confini nazionali, e ci portasse a comunicare con il mondo.

Come vedete oggi, anche l’ISIS ha degli account social, come ce li hanno tutti gli studenti Erasmus con le loro storie di vita, e di gente conosciuta con cui pensavano di poter fare come gli pare, per il semplice motivo che “oggi si gira”, e che molte persone non le vedrai mai più. Dove non si è più nel paesino dove tutti si fanno gli affari degli altri, ma si è entrato in qualcosa di peggio, senza confini. E dove quindi se prima avevi la possibilità di uscire da quel paesino, e di vedere qualcosa di diverso, c’è il rischio che per la generazione più giovane, la vita diventi un incubo ovunque, dove questa volta non ci saranno posti in cui nascondersi, se non nell’anonimato.

 

Per chi è nato dagli anni 90 in poi, senza conoscere un mondo senza internet, pensare di rimanere sconnessi equivale alla morte civile.

C’è bisogno quindi di creare un’avanguardia, che renda le persone in grado di controllare la propria vita, senza l’ausilio di internet. E questo pensiero che qualche decennio fa non sarebbe stato capito come frase di senso compiuto dove si sarebbe sentito dire «ma io le cose le faccio con le mani, che è ‘sto internet?», oggi è una preoccupazione che alcuni danno per scontata.
 

 

 
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